sabato 20 agosto 2011

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di LORENZO RICCIARDI su "FANGORIA")

IN THE MARKET è il tuo primo lungometraggio horror. Che esperienza è stata?

IN THE MARKET è stata una bellissima esperienza. Fare un film non è mai facile, noi l’abbiamo fatto con budget e tempi veramente risicati e per questo ne siamo estremamente orgogliosi. IN THE MARKET è un momento molto importante della mia vita, che mi accompagna da tre anni, ogni singolo giorno. Lo abbiamo scritto, prodotto, girato, montato, promosso e distribuito. Un’esperienza a tutto tondo che mi ha fatto fare le ossa sia in ambito registico che produttivo/distributivo. Sicuramente un tassello indelebile, un’esperienza che porto e porterò sempre con me.

Come e quando è nato il progetto? Se non sbaglio è ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto in Texas.

L’incipit del progetto IN THE MARKET è nato sul set del mio precedente film: LIFE’S BUT. Giravamo una scena all’interno di un supermercato e parlavamo di quanto interessante potesse essere come location. Del fatto che un market è un posto molto grande, pieno di reparti, scantinati, parcheggi esterni e sotterranei, macelleria, celle frigorifere, etc. Ci siamo detti: “Prima o poi dobbiamo girarci qualcosa!”. Così è stato. Infatti, quando, nell’estate del 2007, mentre navigavo su internet cercando curiosità e informazioni sul mito americano, il Texas, la Route 66, m’imbattei su un documento originale della polizia del Texas, che parlava della scomparsa di tre giovani e del ritrovamento della loro jeep di fronte all’ingresso di un market. Mi dissi: “Questo fa veramente al caso nostro!” Sommai questa storia vera con la voglia di girare in un market e venne fuori il pitch di IN THE MARKET.

Nel film è molto evidente il tuo amore per Tarantino, con omaggi più o meno espliciti, per il genere road-movie e pulp, ma anche per film come “Hostel” o “Saw” che negli ultimi anni.

Sono un fan sfegatato di Quentin Tarantino. Se lui chiama “My Master” i nostri Ruggero Deodato e Enzo G. Castellari, io potrei chiamare “My Master” lui. Mi piace molto il suo stile, come imbastisce l’idea per un film, come scrive e dirige. Ho sempre ammirato la figura del regista-autore e secondo me lui la racchiude a pieno. Quindi, quando posso, mi fa piacere citarlo, più o meno velatamente, un po’ come fa lui nelle proprie pellicole. Il road-movie è uno dei miei generi preferiti, specie se “made in USA”. Sono ammaliato da quei campi lungi desertici e dalle macchine decappottali americane. Con IN THE MARKET ho cercato di fare un film particolare, mio, anche se il genere non è per niente intimista. Volevo creare qualcosa che mi piacesse, unire vari stili: dal road-movie al pulp, dall’horror allo psicologico. Mi sono ispirato ai film horror che recentemente mi hanno di più colpito, come “Hostel” e “Saw” e ho provato a creare un film dove la paura non si celava in posti angusti o sperduti, ma bensì in un posto comune e che noi tutti conosciamo: il market.

In un film low-budget e con una storia come IN THE MARKET quanto è importante scegliere la location giusta? Peraltro una location curiosa e in forte antitesi con il genere horror.

Nei miei film mi piace molto prendere per mano lo spettatore e condurlo nella storia con la stessa ottica dei protagonisti; fargli scoprire svolte o colpi di scena allo stesso modo dei personaggi in scena. Rendere il pubblico partecipe come se vivesse nel film dall’inizio alla fine. Non mi piace quasi mai quando lo spettatore è a conoscenza di fatti che i personaggi nel film non sanno, a meno che non sia a beneficio del film stesso. In un film low-budget la location non è tutto, ma è molto importante. Avere poche location serve ad abbattere i costi, a spostare il meno possibile la troupe e l’attrezzatura. Cosa molto utile se si hanno pochi giorni di riprese e un piano di lavorazione molto serrato. In IN THE MARKET la location è protagonista e ho voluto citarla anche nel titolo. Spesso gli horror prendono il nome di dove accadono gli avvenimenti e molto volentieri questi titoli sono altisonanti. Nel mio caso mi piaceva accostare l’horror con una location insospettabile. Il market è stata una location formidabile, poliedrica e accogliente. Lo consiglio vivamente!

Hai anche scritto il soggetto e la sceneggiatura. Quanto è durata la fase di scrittura? Che difficoltà hai incontrato?

La fase di scrittura del soggetto e della sceneggiatura è durata poco meno di un anno, direi intorno ai 9 mesi. Questo processo l’ho portato a termine non da solo, ma insieme ai miei più stretti collaboratori: Eleonora Stagi, N. Santi Amantini e Marco Martini. Trovo che lo scrivere insieme sia molto bello. Un qualcosa che aiuta i rapporti, che ci rende tutti partecipi e crea senso di appartenenza al progetto. In questa fase guardiamo molti film o ci documentiamo con libri e internet. Io perlomeno mi sento come una spugna e sono attratto maggiormente del solito da tutto quello che mi circonda. Un periodo molto recettivo, quello della creazione. Il difficile nello scrivere, non è tanto la sceneggiatura, ma bensì il soggetto. Le azioni, gli avvenimenti in un film sono la trama principale, fondamentale ed è l’atto al quale va dedicato la maggior parte del tempo. Io sono molto puntiglioso e cerco di creare un soggetto molto apio e dettagliato con movimenti dei personaggi, vestiti, scenografie, etc. Secondo me se si scrive bene un soggetto, la fase di stesura della sceneggiatura è molto più facile. Nei dialoghi ci si lascia trasportare dagli avvenimenti descritti in precedenza. Non ho incontrato particolari difficoltà nello scrivere, magari qualche grattacapo in più l’ho avuto per passare da una scena all’altra.

Il risultato finale del film corrisponde a quello che avevi immaginato sin all’inizio o hai dovuto modificare in corsa alcuni aspetti a causa del budget limitato?

La storia e gli avvenimenti sono pressoché quelli immaginati in sceneggiatura. Ho dovuto rinunciare a qualche cosa, per ristrettezze economiche, come ad esempio alle riprese aeree (con l’elicottero) della jeep dei tre ragazzi in viaggio. Ho dovuto tagliare, per motivi di tempo, sennò avremmo sforato coi giorni delle riprese, una scena che narrava il rapporto del Macellaio con la madre e alcune torture, come l’infilzamento di un gancio nella schiena di David. Infine avrei voluto una Mustang o una vecchia Porsche come auto dei rapinatori. Queste sono alcune reminiscenze che così a caldo mi riaffiorano alla mente. Oggi guardando il film, sono molto contento del risultato, anche perché sono consapevole del fatto che è un prodotto indipendente.

Il cast è formato pressoché da attori alle prime armi, ma uno su tutti è il fiore all’occhiello del film: Ottaviano Blitch. Grazie alla sua fisicità e la sua grande capacità interpretativa è riuscito a creare un personaggio che mette davvero i brividi. Quanto è stata importante la sua presenza nella riuscita del film?

Importantissima, anzi fondamentale. Ho voluto sin dall’inizio Ottaviano Blitch nel ruolo de “Il Macellaio”. La sua presenza scenica è indubbiamente impressionante e sconvolgente. Ha una mimica facciale che lascia a bocca aperta. Ho conosciuto Ottaviano qualche anno prima di girare IN THE MARKET sul set di un cortometraggio dove lui recitava come protagonista ed io ero assistente alla regia. Non nascondo che quando scrivemmo la sceneggiatura, sin dal primo giorno, pensammo all’unanimità a lui come villan di turno. Quando gli proposi d’interpretare il personaggio, Ottaviano lesse la sceneggiatura e rimase colpito dalla figura de “Il Macellaio” a tal punto che lavorò molto sull’espressione, sulle movenze, la camminata… Non credo che nessun altro avrebbe potuto interpretare al meglio “Adam”. Devo molto a Ottaviano, per aver regalato un’interpretazione così magistrale e per aver reso unico il personaggio.

Qual è stato il momento più difficile e l’aspetto più complicato da affrontare durante la pre-produzione e soprattutto sul set?

Durante la pre-produzione l’aspetto più difficile è stato sicuramente quello di dar sfogo alle nostre idee, ma sempre avendo il freno del budget, quindi ci auto-censuravamo da soli. Sapevamo ciò che poteva essere realizzato e ciò che invece sarebbe stato impossibile.

Sul set i primi due giorni di riprese sono stati i peggiori. Il set è partito male, a tal punto che volevo bloccare il film. Molto della vicenda è girato su strada, “on the road”. Nelle prime sequenze che abbiamo girato incontrammo problemi gravi con il camera-car, che non funzionava come doveva, era molto pericoloso e rischiammo un paio di volte di ribaltarci. Fortunatamente niente di questo è successo e ci siamo fatti forza capendo il problema e risolvendolo. In quei due giorni che dovevano essere lavorativi, poi alla fine, non portammo a casa neanche un secondo buono di girato, ma per fortuna dal terzo giorno in poi recuperammo tutte le scene perse, anzi riuscimmo addirittura ad avvantaggiarci.

Con che tipo di telecamera avete girato? La qualità delle immagini è davvero ottima.

Abbiamo girato con un modello di telecamera Panasonic full-HD della quale, in Italia, nel 2008, ce n’erano solamente tre esemplari. Pensa che la qualità video che si vede nel film è stata addirittura “sporcata” in fase di post-produzione, con l’aggiunta di molta grana, per rendere il film meno digitale e più vicino all’effetto che dà la pellicola. Sono molto soddisfatto della resa video e audio del film. Gran parte infatti del budget l’ho voluto investire nei parametri tecnici. Volevo poter realizzare un film che non avesse avuto problemi di proiezione al cinema in termini di risoluzione video. Scegliemmo il full-HD perché quell’anno era il miglior formato con il quale girare. In post-produzione ho voluto spingere tanto anche sull’audio, per avere un film in dolby digital 5.1.

Un ruolo importante nella seconda parte del film ce l’hanno gli effetti speciali del grande Stivaletti, davvero molto realistici, sanguinosi e ottimamente realizzati.

Sergio Stivaletti è stata una grande spalla, importantissima per la riuscita del film. Volevamo degli effetti speciali degni di Dario Argento e abbiamo osato… Ho conosciuto Sergio ad un festival, parlammo del lavoro che stavo andando a realizzare e lui si mostrò molto interessato. Mi diede un appuntamento al suo laboratorio di Roma dove gli portai dei bozzetti preparatori degli effetti speciali di IN THE MARKET. Mi diede numerose dritte, sia a livello di ripresa che a livello di realizzazione dell’effetto stesso per raggiungere il miglior risultato possibile. Quando Sergio accettò non potevo credere di averlo al mio fianco sul set e onestamente non c’ho creduto a pieno fino a che non l’ho visto arrivare al Market! Sergio è un mago degli effetti speciali, riesce veramente in pochissimo tempo a realizzare qualcosa di unico e a farlo anche con mezzi risicati. Un grande professionista, che stimo molto e che ha reso il nostro horror degno di chiamarsi splatter.

Lorenzo Ricciardi

CINEUROPA: AUGUST 5 SEEN THE RELEASE OF "IN THE MARKET"

LA NAZIONE: RAZZIA DI PREMI AL KARDIOPLAMO FESTIVAL

LA NAZIONE: PALMA D'ORO MESSICANA A "IN THE MARKET"

venerdì 5 agosto 2011

TUTTE LE SALE DOVE VEDERE IL FILM:

PROGRAMMAZIONE NAZIONALE DAL 5 AGOSTO

PIEMONTE


UCI CINEMAS Lingotto - Torino

UGC CINE’ CITE’ Moncalieri – Torino

LOMBARDIA

UCI CINEMAS Assago - Milano
c/o Centro Comm.le "Milano Fiori"

UCI CINEMAS Montano Lucino – Como

UCI CINEMAS Curno – Bergamo

UCI CINEMAS Lissone – Milano

UCI CINEMAS Bicocca - Milano
c/o Centro Comm.le "Bicocca Village"

UCI CINEMAS Pioltello - Milano

UCI CINEMAS Certosa - Milano

VENETO

UCI CINEMAS San Giovanni Lupatoto – Verona

UCI CINEMAS Marghera/Mestre – Venezia
c/o Centro Comm.le "Panorama"

MULTISALA CINERGIA – Rovigo DAL 5 AL 7 AGOSTO E DAL 19 AL 21 AGOSTO

FRIULI VENEZIA GIULIA

UCI CINEMAS Fiume Veneto - Pordenone

CINE CITTA' FIERA Martignacco - Udine
c/o Centro Comm.le "Città Fiera"

LIGURIA

UCI CINEMAS Fiumara - Genova
c/o Centro Divertimento Fiumara

EMILIA ROMAGNA

GIOMETTI CINEMA Riccione
c/o Pala Congressi “Cinepalace”

GIOMETTI CINEMA Rimini
c/o Centro Comm.le “Le Befane”

UGC CINE’ CITE’ Savignano sul Rubicone
c/o Centro Comm.le “Romagna Center”

UCI CINEMAS Casalecchio di Reno - Bologna
c/o Centro Comm.le "La Meridiana"

UCI CINEMAS Reggio Emilia

UCI CINEMAS Piacenza

TOSCANA

GIOMETTI CINEMA Prato
c/o Centro Comm.le “Omnia Center” – loc. San Giusto

UCI CINEMAS San Bartolo a Cintoia - Firenze

UCI CINEMAS Campi Bisenzio – Firenze

UCI CINEMAS Arezzo
c/o Centro Comm.le e d'Intrattenimento "Al Magnifico"

CINEMA TEATRO DANTE Sansepolcro – Arezzo – DA SETTEMBRE

MARCHE

GIOMETTI CINEMA Matelica – DAL 24 AGOSTO

GIOMETTI CINEMA Tolentino – DAL 24 AGOSTO

LAZIO

UGC CINE' CITE' Roma
c/o Centro Comm.le "Porta di Roma"

UGC CINE’ CITE’ Fiumicino – Roma
c/o Centro Comm.le “Parco Leonardo”

MULTISALA CINELAND Ostia Lido

MULTISALA SISTO Frosinone

ABRUZZO

GIOMETTI CINEMA Chieti
Centro Comm.le “Megalò”

CAMPANIA

UCI CINEMAS Casoria – Napoli
c/o Centro Comm.le “Multibit”

MULTISALA METROPOLITAN MARTOS Napoli

MULTIPLEX TORREVILLAGE - Benevento

MULTISALA CINEMA NUOVO Lioni – Avellino – DAL 2 SETTEMBRE

PUGLIA

UCI CINEMAS Molfetta – Bari
c/o “Fashion District Outlet”

MULTISALA SHOWVILLE Mungivacca – Bari

BASILICATA

CINETEATRO DUNI Matera

SICILIA

UCI CINEMAS Messina
c/o Centro Comm.le “C.C.T.”

UCI CINEMAS Palermo
c/o Centro Comm.le "Forum Palermo"


lunedì 1 agosto 2011

UN’ESTATE DA BRIVIDO CON “IN THE MARKET”


RIMEDIO ALL’AFA ESTIVA…


DAL 5 AGOSTO AL CINEMA, L’HORROR DI LOMBARDI ALLA CONQUISTA DELL’ITALIA


5 Agosto 2011. Svuotate l’agenda, posticipate le vacanze, e scegliete di andare al cinema, perché esce nelle sale italiane IN THE MARKET, l’horror splatter made in Umbria diretto da Lorenzo Lombardi, già definito dalla critica come “Il miglior horror italiano degli ultimi anni!”.

Uscita nazionale per questa pellicola che nasce in provincia e punta in alto. Sarà distribuito da WHITEROSE PICTURES, la neo-casa di produzione e distribuzione cinematografica che lo ha anche prodotto e promosso sino ad oggi.

“Non è stato per niente facile” racconta Lombardi “portare IN THE MARKET al cinema in così tante sale. Ci siamo dovuti scontrare con le logiche del mercato cinematografico e con le maggiori major distributive. Non per questo ci siamo abbattuti, anzi ha incentivato il nostro lavoro. Abbiamo deciso come sempre d’investire in noi stessi cercando di fare il grande salto”.

WHITEROSE PICTURES c’è riuscita, ha vinto la sfida: il gruppo creativo di Eleonora Stagi, N. Santi Amantini, Marco Martini e Elisa Sensi, capitanati dallo stesso Lombardi, forti della presentazione di IN THE MARKET alle recenti “Giornate Professionali di Cinema” svolte a Riccione ad inizio luglio, si appresta a conquistare il pubblico d’Italia. Dalla sala gremita di esercenti e distributori, che hanno accolto con clamore il film, all’intera penisola che lo accoglierà, il passo è breve. Numerose le sale e multisala, da Nord a Sud, che lo proietteranno da venerdì 5 agosto: Prato, Chieti, Rimini, Torino, Milano, Bergamo, Verona, Reggio Emilia, Firenze, Roma, Ostia, Napoli, Avellino, Bari, Benevento, Messina, sono solo alcuni dei principali schermi dove vedremo IN THE MARKET.

Un grande exploit per questo film low-budget che è riuscito, dopo tanto lavoro e tanta passione, ad accaparrarsi un posto in quell’olimpo dorato che spesso è inaccessibile.

Tutto ciò è dovuto anche al grande successo ottenuto dal film in Patria e all’Estero, dove ha riscosso consensi importanti, aggiudicandosi il primo premio con la Palma d’Oro al “Mexico International Film Festival”, gli storici ben 5 premi al “Tenebria Film Festival” ed i recenti Miglior Regia e Miglior Effetti Speciali al “Kardiopalmo Film Festival” di Torino.

Il film ha anche accomunato il consenso da parte di pubblico e critica (online e non), riscuotendo innumerevoli recensioni positive come “Un horror filosofico in stile Romero” o “Lombardi: l’erede di Quentin Tarantino”.

L’enfant prodige dell’horror è quindi stato capace di reinventare il genere con un film particolare e ricco di citazioni che omaggiano la cifra stilistica del regista stesso. Un horror psicologico, pulp e splatter che strizza l’occhio ai più vitaminizzati cugini americani “Hostel” & “Saw”, ma che si è saputo difendere egregiamente anche scontrandosi al botteghino con titoli forti, durante le proiezioni campione svolte in giro per il Centro-Nord.

Il film narra la sfortunata e vera vicenda di tre ragazzi che partono per un viaggio spensierato e senza meta. Purtroppo tutto non andrà come immaginato e le cose inizieranno a complicarsi quando decidono di fermarsi ad una stazione di servizio per fare benzina e, travolti da una rapina, vengono derubati di tutti i loro averi. Costretti a cercare un posto dove avvisare la polizia, proseguono sulla strada, finché non arrivano ad un MARKET, dove, stanchi ed affamati, decidono di nascondersi per trascorrere la notte e fare razzia di ogni bene, senza sapere che al suo interno non si macella solo carne animale...

IN THE MARKET sarà promosso e seguito, dalla data di uscita in poi, dal cast tecnico ed artistico, che annovera tra i gli altri, il noto ed eclettico attore Ottaviano Blitch che qui veste i panni del villain di turno, e nei tecnici il celebre e “phenomenale” mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti, in questi giorni impegnato sul set del nuovo “Dracula 3D” del maestro del brivido Dario Argento.

Dalla capitale a Bari, che ospiterà la prima del film, fino al Cinepalace Giometti Cinema di Riccione, dove sabato 6 agosto si accenderanno le luci sull’esclusivo party di IN THE MARKET, del quale vi parleremo sicuramente in seguito.

“Sono in fibrillazione, un sogno che si realizza, qualcosa dove molti non avrebbero scommesso; noi abbiamo osato e abbiamo vinto questa scommessa lunga tre anni, dal primo ciak ad oggi, che ci ha impegnato costantemente per la riuscita dell’impresa”, queste le parole del giovane regista che ci svela anche che la prova del nove l’avremo posticipata e nella verdeggiante Alta Valle del Tevere. Una grande ed importante proiezione/festa della quale non si conosce ancora la data ufficiale, ma che avverrà intorno a fine agosto o primi di settembre, presso lo storico Cinema Teatro Dante di Sansepolcro.

È proprio il caso di dire che: “I sogni a volte diventano realtà, ma per farlo non dobbiamo mai smettere di sognare”, come diceva il personaggio di Leonardo, nel precedente film LIFE’S BUT del regista toscano di nascita, umbro di adozione.

WHITEROSE PICTURES e Lorenzo Lombardi ce l’hanno fatta ed il proprio sogno l’hanno realizzato, trovando anche un rimedio al caldo torrido estivo, che con IN THE MARKET dal 5 agosto al cinema, darà sollievo a tutti gli spettatori che saranno accolti nelle migliori e fresche sale cinematografica dello stivale, per gustarsi questo horror e si promettono tanti brividi, naturalmente, non dovuti all’aria condizionata!


Sul sito internet www.whiterosepictures, oltre a tutte le curiosità id informazioni sul film, è possibile anche vedere il nuovissimo ed atteso trailer del film, realizzato in onore dell’uscita cinematografica, con un montaggio mozzafiato e numerose scene inedite.

mercoledì 27 luglio 2011

"IN THE MARKET": DAL PRODUTTORE AL CONSUMATORE!

Recensione IN THE MARKET (in uscita dal 5 Agosto al Cinema)

Un B-movie on the road farcito di riferimenti cinematografici e di personaggi bizzarri, un piatto unico che lascia in bocca tanti sapori forti, che non riesce a nascondere l'inesperienza del suo creatore ma che mette in evidenza un talento che nel prossimo futuro potrebbe regalare ai buongustai del cinema di genere qualche portata da veri gourmet.


Cinema e territorio, ovvero film prodotti sul nostro territorio che arrivano direttamente dal produttore al consumatore finale, senza inutili e costosissimi passaggi intermedi. Un modo per abbattere i costi e per combattere la crisi economica, in primis quella dei consumi e del lavoro che di questi tempi sta dilaniando tutti i settori. Arriva dall'Umbria ma non si tratta di un tartufo bensì di un lungometraggio, un piccolo horror intitolato In the market che inizia come un road-movie e finisce per trasformarsi in un mix tra lo spaghetti western e il moderno torture, un piccolo prodotto nostrano che riporta in auge il genere cannibalistico dopo anni di latitanza.



Per David, Sarah e Nicole l'anno scolastico si è appena concluso e in una torrida giornata di luglio si mettono in macchina senza avere una meta prefissata e con tanta voglia di fuggire dalla routine. Unica tappa obbligata l'attesissimo concerto della loro rock-band preferita, i GTO, poi il viaggio proseguirà alla volta di nuove avventure e di esperienze elettrizzanti. Totalmente rapiti dallo spirito goliardico della vacanza, i tre amici incappano però in una brutta sorpresa. Mentre sono fermi in un'apparentemente tranquilla stazione di servizio a fare benzina vengono rapinati da una coppia di delinquenti mascherati. Rimasti senza telefono, senza soldi e senza documenti i tre si rimettono in viaggio alla ricerca di un telefono da cui chiamare la polizia per denunciare il furto. Dopo tanta sfortuna finalmente il primo sospiro di sollievo quando all'orizzonte appare l'insegna di un market. Una volta entrati però i tre amici perdono di vista il loro obiettivo e anzichè chiamare aiuto optano per una soluzione alternativa. Perchè rovinarsi la vacanza e mettersi in cerca di un hotel se si ha a disposizione un intero supermercato in cui si può mangiare, dormire e usufruire illimitatamente di tutto quel ben di Dio? In pochi secondi la decisione è presa: ci si nasconde nel bagno, si aspetta che siano usciti tutti per poi folleggiare e sgattaiolare fuori l'indomani mattina senza dare troppo nell'occhio. I tre però non hanno fatto i conti con il fatidico imprevisto, nello specifico con il gestore del market che è sì un emporio in cui si vende di tutto ma che è rinomato nella zona per la carne venduta. A buon mercato e sempre freschissima...


Ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto in una remota località del New Mexico nella metà degli anni '80 e ad una puntata della serie TV cult Dawson's Creek, In the market è il sogno che si realizza per il giovane Lorenzo Lombardi (classe 1986), uno studente del DAMS di RomaTre che, con una grande passione per il cinema di genere, a soli vent'anni decide di autoprodurre e autodistribuire un horror tutto suo diretto al grande schermo.
Al grido di "mangia o sarai mangiato", In the market è una condanna alla famelica competitività della società in cui viviamo, alla fagocitazione indiscriminata di interi settori della nostra economia da parte della crisi globale che ha investito tutti i paesi del mondo, all'inerzia della nostra classe politica che continua a spremere le classi meno abbienti alla stregua di un frutto ormai rinsecchito. I riferimenti ai saggi cine-sociologici di George Romero sono sotto gli occhi di tutti, non mancano quelli a Hostel e Saw - L'enigmista, ai deliri tarantiniani, ai 'massacri' di
Tobe Hooper e ai grandissimi cult, da Duel a Thelma & Louise.
Il nuovo sogno italiano che incontra il vecchio sogno di cinema americano, il vecchio e il nuovo horror che confluiscono in versione pulp in un film tanto immaturo quanto coraggioso, visivamente di qualità e girato interamente nel nostro Paese, tra la Toscana, l'Umbria e le Marche, ma sprovvisto di una collocazione spazio-temporale riconoscibile, una mancanza che da una parte spiazza lo spettatore e dall'altra lo incuriosisce.

C'è da dire che la prima mezz'ora fa pensare al peggio, durante il lunghissimo prologo infatti il film è svogliato, mal recitato e impantanato in uno scambio di dialoghi al limite del parodistico, almeno fino al momento dell'entrata in scena dei due rapinatori e all'entrata nel market degli orrori, momento in cui le cose iniziano a movimentarsi e il film si rimette in carreggiata offrendo diversi momenti di tensione e di puro terrore.
Questo grazie all'entrata in gioco del macellaio pazzo, un laureato in antropologia con la fissa per internet, interpretato dall'attore aquilano Ottaviano Blitch, volto inquietante e grande presenza scenica, già visto in Shadow - L'ombra di Zampaglione e nel Rasputin di Louis Nero. Un personaggio del tutto fuori dagli schemi, incomprensibile, folle, spietato, che sovrasta le sue stupide vittime, dapprima impedendo loro di interagire, mettendo in luce tutta la loro inutilità, la loro fragilità psicologica e la loro pochezza morale, per poi trasformarle in carne da macello pronta per la vendita al dettaglio.

Cinico, allegorico e a tratti truculento, In the market è visivamente un prodotto di alta qualità, sia grazie all'uso dell'alta definizione sia all'aiuto del maestro Sergio Stivaletti che si è occupato degli effetti speciali regalando alcune sequenze davvero impressionanti. Entusiasmante anche la colonna sonora folk, confezionata per l'occasione dai GTO, gruppo musicale nato nel 1992 nella provincia perugina.
Un B-movie on the road farcito di riferimenti cinematografici e di personaggi bizzarri, un piatto unico che lascia in bocca tanti sapori forti, che non riesce a nascondere l'inesperienza del suo creatore ma che mette in evidenza un talento che nel prossimo futuro potrebbe regalare ai buongustai del cinema di genere qualche portata da veri gourmet.

Luciana Morelli

INTERVISTA A ELISA SENSI (di SIMONE DI GIAMPIETRO)

Qual è il tuo rapporto col genere cinematografico dell’horror?

Nella mia vita ho visto “per intero” solo 4 film horror : Alien, 28 Giorni dopo, L’esorcista e il silenzio degli innocenti, questo per dirti quanto il mio rapporto con il genere sia a dir poco conflittuale. Ho provato a guardare Shining, Hostel e The Ring ma non sono riuscita a stare con gli occhi aperti e sinceramente ho sempre interrotto il film perché anche solo “sentire” mi faceva star male. Sono una persona molto suscettibile, ricordo che dopo aver visto un po’ di The ring avevo paura di trovare un’amica putrefatta nell’armadio; ancora oggi quasi all’età di 23 anni non lascio mai penzolare dal letto un piede o un braccio.

È la prima volta che mi viene chiesto di analizzare il mio rapporto con il genere horror, e pensandoci posso dire che l’horror più soft (psicologico) quello che anziché mostrare l’orrore, lo racconta creando una tensione partorita dall’idea di poter assistere a qualcosa di orribile, mi scaturisce maggiormente quel senso di repulsione avversione che in poche parole si chiama paura.

Ma con In the Market è tutto diverso, ricordo la prima volta che l’ho visto: ero ad Ancona alla prima mondiale e durante le scene splatter la gente intorno a me si copriva gli occhi, cercava di non guardare, e chi guardava subiva quella sensazione di repulsione/attrazione; invece io per la prima volta nella mia vita osservavo attentamente ogni goccia di sangue che usciva, ogni lamento, ogni tiratura di nervo: analizzavo se il risultato era credibile, passo per passo ho assistito e partecipato alla creazione di quelle scene e sapendo come erano state create non mi creava nessun senso di orrore.

È paradossale come la mente possa essere influenzata in base alla propria esperienza.

Da attrice esordiente, cosa è stato per te In the market? La realizzazione di un sogno, un’aspettativa, un obiettivo che finalmente ha preso vita?

In the Market è stato ed è tutt’ora una grande esperienza: ho capito attraverso la realizzazione di quest’opera che il cinema è pura espressione della fantasia e molta molta fatica.

La realizzazione di un sogno, ma di un sogno vero: siamo partiti da un’idea e un foglio bianco, ed ora sono qui a rispondere con immenso piacere alla domanda di un ragazzo che si è interessato al progetto; quindi sicuramente posso dire che In the Market è un obiettivo che finalmente ha preso vita.

Da attrice esordiente In the Market mi ha insegnato molto, ho conosciuto modi di preparazione alla scena molto diversi tra loro, come quello di Ottaviano Blitch, Massimiliano Vado, Gloria Coco etc… O degli stessi compagni di jeep, ho capito che avevo bisogno di studiare molto e lavorare non solo sulla dizione e sull’espressione ma sul movimento corporeo. Dal film non si evince molto la difficoltà di non saper dove mettere le mani (il primo problema di un giovane e acerbo attore) e neanche di come camminare per esprimere lo stato d’animo del personaggio che uno interpreta, poiché la prima parte del film si svolge in automobile e nella seconda tra racconti di paura intorno ad una tavola imbandita (piena di cibo da poter manipolare) e poi torture subite da immobilizzati, il movimento è abbastanza limitato, ma il problema c’è. Per questo dopo il film ho deciso di studiare molto duramente per essere in grado di esprimere con tutto il corpo un qualsiasi pensiero di un qualsiasi personaggio, anche molto lontano dal mio carattere.

A te è toccato girare forse la scena più delicata del film. Il tuo personaggio, Nicole, si ritrova assicurato su un tavolo da contenzione, con tanto di legature in cellophan che inibiscono qualunque movimento. E’ stato facile per te recitare quella parte? Ti sei per un attimo immedesimata nella vittima provando terrore? In the market in fondo è tratto da una storia vera…

La tortura è stata una delle scene più lunghe e complicate che abbia mai girato, sono stata legata per 6 ore consecutive al tavolo del macello e il maestro Sergio Stivaletti ha creato gli effetti speciali direttamente sul posto: è stato un lavoro di maniacale precisione mentre la troupe pazientemente attendeva il ciak e la tensione saliva di ora in ora. Ero completamente bloccata mani e piedi, la bocca sigillata, la visuale oscurata dagli occhialini e a coprire l’udito delle grandi cuffie, la mia percezione si riduceva a quella della pelle; ammetto che quando Adam (Ottaviano Blitch) mi ha leccato una coscia i brividi di disgusto erano reali, e solo in quel momento mi sono immedesimata nella vittima provando terrore: ma subito dopo ero troppo concentrata a percepire quando si avvicinava a me per dare dei controscena interessanti, e tirare muscoli e nervi delle gambe e del collo per rendere al massimo il dolore fisico mentre venivo torturata per finta; e all’opposto non lamentarmi e non scuotermi quando la scena si sviluppava in continuità verso David (Marco Martini) il ragazzo torturato nella stessa location.

L’horror porta in superficie l’evidenza “della cosa terribile” oppure oggi come oggi, l’orrore finto (cinematografico) viene usato dai più per ripararsi dall’orrore vero (quello reale).

Siamo ogni giorno bombardati da notizie di massacri, di strani intrighi e macabre uccisioni, immagini di morti, mutilati, torturati, ecc… Forse proprio da quando la televisione ha iniziato a parlare e discutere di queste cose, il pubblico che va al cinema vuol vedere qualcosa di diverso: un horror più leggero, che sia di svago e non di riflessione, quindi più che ripararsi dall'horror vero penso che all'industria del cinema CONVIENE creare dei film carichi di effetti che colpiscano nel momento e che poi non lascino niente. Poiché il PUBBLICO (lobotomizzato dalla televisione) vuole non riflettere… Ma esser stupito comunque da qualcosa... Il famoso effetto speciale!

Invece sono anni in cui il cinema horror potrebbe rivelarci qualcosa di sconvolgente… Magari proprio analizzare e capire perché l’orrore affascina e viene realizzato sempre più di frequente nella vita vera. Forse proprio perché nel tempo con le opere di fantasia di molto registi horror pure l’ immaginazione dell’uomo medio si è aperta ancora di più. Comunque questa è solo una mia considerazione!

Parlami liberamente del progetto “Co-producers” col quale è stato finanziato e realizzato In the market…

Mi dispiace molto ma non so rispondere dettagliatamente a questa domanda, non sono io che mi occupo dell’amministrazione dei contratti, posso solo confermarti che il film è stato realizzato grazie a questo sistema, che dà una grande opportunità come a noi che siamo un giovane gruppo di cinefili di fare film e realizzare come nel nostro caso un sogno, insieme a persone che accettando questa tipologia di contratto credono nel progetto!

Simone di Giampietro

INTERVISTA A MARCO MARTINI (di SIMONE DI GIAMPIETRO)

Prendiamo il filone del torture-porn: solo violenza gratuita o anche la metafora della follia che può scoppiare in qualsiasi contesto e momento?

Il torture porn è un sottogenere horror che si lega magnificamente col genere splatter. Continua a riscuotere molto successo nelle sale cinematografiche per le caratteristiche che ha, ed anche perché, a mio avviso, le scene vengono portate sempre più allo stremo. Corpi nudi squartati, sadismo nel torturare le persone; scene portate al limite per un pubblico divenuto quasi sadico e masochista, perché la gente ha voglia di vedere, ha bisogno di quell’adrenalina, di provare emozioni forti. Anche nella vita quotidiana i telegiornali non fanno altro che bombardarci la testa con le notizie di omicidi, conviviamo inconsapevolmente con l’horror. Ormai si ha voglia di questo. L’horror, come tutti i generi cinematografici, ha avuto un’evoluzione e sicuramente ne avrà altre per star dietro alle esigenze del pubblico, stando attenti a non cadere nel banale e proponendo una storia sempre più adrenalinica e spettacolare. Posso dire, da parte mia, che sono uno degli sceneggiatori/attori/produttori del film Horror “In the Market”, che è molto difficile quando si scrive una sceneggiatura, creare una storia che abbia situazioni spinte ma non banali. Non volevamo per l’appunto regalare violenza. Ogni film si contraddistingue dalle proprie qualità e una delle nostre è che a differenza degli altri torture-porn come Hostel 2, Turistas, non si sia voluto regalare violenza, ma costruire qualcosa di più complesso, creare una filosofia di vita su un personaggio forte come Adam il macellaio, dove il suo progetto sfocia in una follia omicida; volevamo un horror reale, dove si uccide non per il gusto di uccidere, ma per qualcosa di più. Anche tutti i Saw hanno una filosofia di vita dietro alle uccisioni. Tu sprechi la tua vita e per riaverla devi sacrificarti a costo di morire. L’unico difetto è che, dopo Saw 2 fino all’ultimo Saw, è violenza gratuita, passa in secondo piano la filosofia, il “progetto” per cui devi morire e quindi, a parte la spettacolarità delle morti, non c’è più l’idea brillante per cui era stato partorito il film. Quindi credo che ormai il cinema horror dia più violenza gratuita e la gente, o per lo meno una gran parte di pubblico piace così com’è, anche se non credo che si possa andare avanti così, perché senza una logica si arriverebbe alla saturazione delle idee e si andrebbero a vedere film visti e rivisti.

Secondo te, ci sono frangenti in un film durante i quali “attore” e “personaggio” coincidono perfettamente?

Per quanto ci siano scuole che insegnino in svariati modi l’arte recitativa, credo che l’attore, per essere uno bravo nel suo mestiere, debba imparare a tirar fuori e gestire le proprie emozioni. Quando ha capito come si gestiscono deve solo giocare.

Se gioca, l’attore è padrone del personaggio e può farci quello che vuole; se giochi ti diverti e rendi il personaggio vivo. L’attore oltre a giocare deve essere anche ladro; deve, per costruire un personaggio, attingere, oltre alle sue esperienze di vita, alle altre persone; deve rubare con lo sguardo e farsi sua la personalità degli altri. Secondo me è scontato che ci siano frangenti in cui l’attore e personaggio siano la stessa persona perché, l’attore riflette al personaggio le sue esperienze, e quindi la sua base di uomo, il suo imprinting; poi le camuffa giocando e quindi creando e caratterizzando il personaggio. Conta molto anche l’esperienza perché ho notato, rivedendo “In the Market”, quante altre varianti avrei potuto usare per caratterizzare il personaggio. È stato per me più difficile interpretare la parte horror rispetto all’on the road perché nella prima parte dovevo interpretare me stesso, o comunque un ragazzo che parte per una vacanza, mentre nella parte horror è stato più difficile, perché devi entrare in una situazione mai provata, tenere il personaggio e non calare di concentrazione tra una pausa ed un’altra. È stato massacrante perché sono dovuto rimanere tutta la notte seduto e legato con le fascette ed è facile perdere la concentrazione. Anche Elisa è dovuta restare quasi tutta la notte legata, stesa in intimo sul tavolo. Però per amore del cinema e di questo mestiere non ci fai neanche caso ai sacrifici che si fanno.

Sei rimasto sorpreso dagli effetti speciali di Stivaletti ? Anche tu ne subisci qualcuno, nella seconda parte del film?

Durante le riprese del film “In the Market” ho conosciuto Sergio Stivaletti che mi ha apposto degli effetti speciali su di me. Devo dire che sono rimasto sorpreso, primo, per il suo modo di fare, sempre molto disponibile, attento, professionale nonostante si sia trovato davanti ad una produzione indipendente che non conosceva. Secondo sono rimasto colpito da come creava. Era bello da vedere come con oggetti improbabili riusciva a trasformare e lavorare. Ho avuto la fortuna nel film, di avere più effetti speciali addosso rispetto le altre ragazze come la mano che entra ed esce dal tritacarne, la pancia squartata dove escono le budella ed in più ho dovuto mangiare anche un boccone di coscia di Elisa Sensi alias “Nicole” nel film. Devo dire che era tenera, calda, ma un po’ dolce. La mano è stato l’effetto speciale un po’ più complesso perché ha dovuto chiudere delle dita per poi attaccarci sopra delle falangi di ossa e poi c’ha costruito sopra la carne dilaniata dal tritacarne e per chiudere in bellezza il sangue, tanto sangue. Mentre per la pancia e le budella è stato più facile perché si doveva sovrapporre una pancia squartata sul mio addome e inserirci dentro le budella tutte insanguinate, l’unico problema che si era creato era che si vedeva dalla telecamera un pezzo dell’imbracatura d’acciaio per quando mi appendevano e, per camuffarlo Sergio mi ci aveva sbattuto sopra un pezzo di carta tutto insanguinato. È molto bravo a trovare delle soluzioni immediate, semplici e che rendano bene nel film. Sono orgoglioso di aver collaborato con lui anche perché, sapendo che ha lavorato con uno dei più grandi registi del genere horror italiano, Dario Argento, ha portato valore al nostro film.

Se dovessi difendere il genere horror contro i suoi detrattori, quali argomenti useresti?

Credo che il genere horror non abbia bisogno di essere difeso, a parte quello italiano che sembra ormai sparito dalla circolazione, anche se ce ne sono tanti di film indipendenti o meno, prodotti e mai usciti, oppure espatriati per un pubblico estero. L’horror è anche un genere eccezionale perché anche se non dovesse andare benissimo al cinema comunque si riprende con il video noleggio. È un peccato che si manchi di patriottismo di fronte al cinema italiano che negli anni 50-60 ha fatto scuola al cinema estero. Ormai ci siamo limitati solo al cine-panettone, a qualche commedia, ma i film di genere, quelli belli rimangono sempre nascosti. Ce ne sono di registi bravi in Italia che fanno dei film horror di valore ma non si capisce come mai vengono sempre insabbiati. Io non sono un fanatico dell’horror ma credo che a chiunque tu possa chiedere quali siano i registi horror italiani la maggior parte ti dicono Argento, Bava, Deodato, Fulci; mancano le nuove leve che fanno fatica ad emergere oppure che sono conosciuti ma non hanno la stessa visibilità come Bianchini, Lombardi, … . mi dispiace quando si predilige il cinema americano rispetto al nostro perché sembra che noi non siamo capaci a fare niente. Se i capoccioni che pilotano tutto e decidono cosa farci vedere non iniziano a credere e ad azzardare su di noi, il cinema italiano non potrà mai crescere, noi stiamo solo facendo crescere gli altri. Purtroppo o si è appassionati di un genere e allora si cerca, grazie ad internet film di sconosciuti, che possono essere anche dei buoni prodotti, oppure si rimane inconsapevolmente con l’idea che in Italia non si fa niente.

Parlami liberamente del progetto “Co-producers” con il quale è stato finanziato In The Market.

Il “Co-producers” è un progetto serio, innovativo, che aiuta le piccole produzioni a lavorare, perché firmando il contratto in “co-producers” io presto la mia immagine, se sono un attore, oppure il mio servizio, se sono un elettricista o qualsiasi altra persona che lavora nel film, senza ricevere un compendio prestabilito; cioè, se vi sono degli incassi, vengono distribuiti in base a delle percentuali, alle persone che hanno lavorato nel cast del film. È un azzardo, che puoi fare con persone di cui ti puoi fidare, dove tutti credono nel progetto che si crea. Così è stato concepito In The Market che è stato finanziato maggiormente da noi e anche una piccola parte con l’aiuto di qualche sponsor. Grazie a questo tipo di contratto si sono gettate le basi per dare credibilità al cinema indipendente.

Simone di Giampietro


martedì 28 giugno 2011

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di SIMONE DI GIAMPIETRO)

Tesi di laurea su "Storia del Cinema Horror Italiano" (dalla fine degli anni '80, momento di esaurimento del cinema di genere, al 2011, la rinascita), presso l'Università Cattolica di Milano

Come definiresti il tuo esordio nell’horror con “In the market”?
Fino ad oggi IN THE MARKET è il film più importante che abbia realizzato, quindi ha un posto di rilievo nel mio cuore. È un film che mi ha dato tanto e al quale sono particolarmente affezionato.
IN THE MARKET è anche il mio primo film horror e questo esordio è stato dettato da molteplici “necessità”. Nel corso degli anni, da quando avevo 13/14 anni sino ad oggi, l’horror o comunque il mistero, il soprannaturale, mi hanno sempre affascinato e in tutti i lavori che ho fatto, quando si trattava di realizzare una scena horror, risultava poi quella venuta meglio all’interno dell’intero progetto. Fu così che con il mio gruppo di lavoro WHITEROSE PICTURES decidemmo nel 2007 di mettere mano alla stesura di una sceneggiatura horror, contaminata dai nostri riferimenti cinematografici e non solo. Così nacque IN THE MARKET, un parto lungo e contornato da tanto amore verso questo film ed il cinema in genere.

A due anni di distanza dalla sua uscita, rivedendolo ora cambieresti qualcosa? Oppure “In the market” riassume pienamente gli esiti che ti eri proposto di raggiungere?
Beh, a conti fatti, quando si guarda un progetto con il senno di poi, si vorrebbe sempre cambiare in meglio qualcosa. Vuoi le nuove tecnologie che permettono di fare cose diverse, vuoi la maggiore esperienza sul campo; ma al tempo stesso, alle volte ti fermi a guardare delle scene e ti domandi se oggi saresti in grado di rigirarle alla stessa maniera. Ogni progetto ha i suoi pregi e difetti, ma contemporaneamente è fermo nell’immaginario di chi ci ha lavorato e di chi lo ha visto, per un certo ritmo, per certe movenze o battute, per certi movimenti di camera, musiche, etc.
Una cosa che mi sono permesso di cambiare, è l’affinamento di certi dialoghi, che potevano risultare al grande pubblico un po’ più indigesti di altri. Ho tagliato qualche scena (non quelle horror, logicamente) che rallentavano il ritmo del film, per rendere la fruizione dello spettatore più dinamica.
Sicuramente, uno degli esiti, che ci eravamo prefissati, lo abbiamo raggiunto e superato; questo ci rende molto fieri del nostro lavoro: IN THE MARKET è un film che nasce dalla passione di un gruppo di amici che nel corso degli anni si sono specializzati e sono diventati dei veri e propri professionisti nell’ambito cinematografico. Un film che era una scommessa: poter realizzare un lungometraggio di qualità in periferia, fuori da Roma e con un cast tecnico e artistico con una media d’età molto bassa. Un film low-budget che puntava in alto. Volevamo raggiungere il cinema, la proiezione in sala e per noi non era proprio scontato. IN THE MARKET si è fatto da solo. Lo abbiamo fortemente pubblicizzato e abbiamo creato la nostra casa di produzione e distribuzione: WHITEROSE PICTURES che lo avrebbe accompagnato nel cammino e in tutte le fasi. Dopo svariate anteprime in giro per l’Italia, che sono servite a farlo conoscere e a far incuriosire, oggi il film si appresta ad uscire in sala dal 5 Agosto 2011.

Qual è stata la parte o il momento più difficile durante la lavorazione del film?
Ci sono stati due momenti veramente difficili nella realizzazione di IN THE MARKET. Il primo, qualche settimana antecedente il primo ciak: avevo forti dubbi, paura di non riuscire a portare a termine il film. Avevo una responsabilità molto grande sulle spalle, perché la mia produzione gestiva i nostri soldi, i nostri risparmi, in questa impresa e non volevo che venissero bruciati inutilmente. Poi ci furono due grandi consensi che fecero volare di nuovo in alto le nostre aspettative, perché accettarono di entrare nel cast: Ottaviano Blitch come attore protagonista nel ruolo del macellaio Adam, ma soprattutto, le mani esperte di Sergio Stivaletti che in un film horror fanno veramente la differenza! Sergio accettò di partecipare al film realizzando gli effetti speciali di make-up e di computer grafica in digitale (durante la post-produzione).
Forti di queste due new-entry, partimmo con le riprese del film e i primi due giorni furono veramente devastanti, perché non riuscimmo a portare a casa neanche un secondo buono di girato. Iniziammo il film con le riprese in esterno su strada. Avevamo ipotizzato di realizzare i camera-car in un certo modo che poi risultò complicato e pericoloso. Il che ci costrinse a noleggiare attrezzatura supplementare e ripartire da zero con due giorni in meno nella lavorazione del film. Anche lì, ho passato momenti veramente bui e volevo interrompere le riprese prima che fosse troppo tardi, ma poi la forza della troupe e degli amici mi fecero andare avanti e nel terzo e quarto giorno recuperammo le scene perdute e riuscimmo addirittura ad avvantaggiarci sul piano di lavorazione.

“In the market” è pieno di omaggi, citazioni e ispirazioni. La prima parte porta un chiaro riferimento al cinema di Tarantino, la seconda si riallaccia al filone del torture-porn inaugurato da Hostel. Personalmente, quale senso conferisci a questi richiami?
Inutile dire che sono un ammiratore sfegatato del genere pulp, di tutto il lavoro di Quentin Tarantino e del suo stile inconfondibile. Volevo che IN THE MARKET fosse un film contaminato da vari generi e richiami e volevo omaggiare i registi che più mi hanno influenzato. La prima parte, con stile road-movie, è molto più tarantiniana, soprattutto nei dialoghi e in quello che accade; nella seconda parte abbiamo scene con torture-porn in stile “Hostel” di Eli Roth, ma con un serial-killer che gioca al gatto col topo e filosofeggia, tenendo in pugno le proprie vittime, un po’ come in “Saw” o “Hannibal”. Volevo un assassino potente, che avesse una visione tutta sua del mondo e della morte, che spaventasse per la sua lucidità e freddezza e al tempo stesso avesse una psicologia complessa e a tratti anche ragionevole.

Per quanto riguarda lo script, hai dichiarato di esserti basato su di un fatto realmente verificatosi, e per la precisione in Texas. Premesso ciò, sono noti gli esempi di film che hanno tratto ispirazione da casi famigerati di cronaca nera (Non aprite quella porta, Hostel), e quindi ti domando: ma l’orrore cinematografico, per essere credibile, necessita di un paragone con la realtà mediatica che tutti hanno sotto gli occhi?
IN THE MARKET si ispira al ritrovamento di un “Missing Person Report” della polizia del Texas: un caso irrisolto del 2005. Molti dei film horror di successo si basano su fatti di cronaca realmente accaduti e a questo ci sono varie spiegazioni. In primis la leva che questo fa nel pubblico: il sapere di guardare un film che si basa su una storia vera, rende tutto molto più macabro e credibile. Nel contempo l’assassino risulta spaventoso proprio perché reale. Con IN THE MARKET volevo riallacciarmi ad un certo filone di film, da “Non aprite quella porta” a “Hostel”.
Non credo che l’orrore cinematografico per essere credibile debba necessariamente trovare un paragone con casi di cronaca reali, fatto sta, che se questo accade, secondo la mia visione, può solo che essere un valore aggiunto. Oggigiorno molti film alludono a questo, proprio per una questione di marketing, specie con i mockumentary (da “The Blair witch project” a “Esp”).
Un buon film horror non deve per forza avere riferimenti reali, o perlomeno che siano palesemente dichiarati, vedi “Shining” o i film di Dario Argento. La cosa che secondo me non deve mancare è una buona sceneggiatura con spunti originali e un regista che sappia raccontare bene la suspance.
Purtroppo i casi di cronaca odierni, soprattutto anche italiani, sono spesso più efferati di un film horror e se ci si ferma a vedere un telegiornale ci si domanda se veramente non debbano essere censurati ai 18. Se in tv passano a tutte le ore questi massacri, non abbiamo bisogno più di censura cinematografica. Il mio film è vietato ai 18 anni, ma credo fermamente che non possa essere più scabroso dei casi di Meredith Kercher, Sara Scazzi o Yara Gambirasio, tanto per citare i più eclatanti.
Oramai l’orrore si trova più frequentemente nella vita reale che nei film.

L’horror si sa, è un genere che in potenza può varcare ogni limite. In termini di rappresentazione della violenza e della brutalità, ti sei mai chiesto fin dove è lecito spingersi?
Onestamente questa domanda non me la sono mai posta, anche perché per me il cinema non è soltanto un mezzo spettacolare, ma anche un mezzo per conoscere, spaziare i propri orizzonti: oserei dire uno strumento d’istruzione. Attraverso il cinema si può imparare a rapportarsi con gli altri, la dialettica, la storia, la geografia, la religione, forse poca matematica, ma si può viaggiare il mondo stando seduti su di una poltrona. Sì, si può scoprire anche come uccidere una persona e come nasconderne il corpo. Ogni media va usato con coscienza, ma si può capire anche come eludere un assassino e come combatterlo. Tutto questo va preso con le dovute precauzioni, la realtà non è un film, ma spesso i film si avvicinano molto alla realtà e alle volte la surclassano pure. Il cinema è uno strumento molto potente che nel buio della sala può scuotere gli animi e toccare fino nel profondo.
In un horror, o meglio in un mio horror, mi piace e mi piacerebbe varcare i limiti, sconfinare in qualcosa di mai visto prima e cogliere di sorpresa lo spettatore, spiazzarlo: dal semplice cambio di registro al far credere cose che poi non sono proprio così, dallo sconvolgere con torture nuove o dialoghi taglienti come rasoi.

Il tuo film, come da titolo, ci conduce tra i reparti di un supermarket, un luogo familiare e rassicurante ma che nottetempo si trasforma in un mattatoio, una madhouse con tanto di sadico aguzzino. La follia dorme sotto la normalità? Oppure è la normalità ad essere folle?

Mi piace sempre molto parlare di questo. Del fatto che l’orrore si cela dietro qualsiasi cosa e spesso dietro il falso perbenismo e la bellezza. Una sorta di casa fatta di caramelle e cioccolato, come in “Hansel & Gretel” è il mio market, un luogo atto al consumismo che ci rende tutti succubi. Un luogo tranquillo ed illuminato, dove le nonne portano i bambini mentre fanno spesa, che può nascondere la peggiore delle insidie. Un luogo che può ammaliare e al tempo stesso stregare, proprio come fa con i tre ragazzi di IN THE MARKET che decidono di nascondersi al suo interno per trascorrere la notte.
Credo che l’uomo sia folle in genere; che la follia di ognuno sia celata dietro le buone maniere e l’educazione, ma tolte quest’ultime alla fine siamo tutti sciacalli inconsapevoli, divoratori l’uno degli altri per il solo raggiungimento dei propri scopi. La follia è insita nell’uomo, più o meno celata, ma può esplodere da un momento all’altro. Siamo tutti potenziali assassini o vittime, quindi, secondo me la follia dorme sotto la normalità, ma alla stessa maniera la normalità è ormai malata a tal punto che, se in passato sono esistiti veri valori, oggi sono sempre più unici che rari.

Brevemente, raccontami la vicenda distributiva del film e come è stato finanziato.
IN THE MARKET è un film a basso costo che è stato finanziato da me assieme a Eleonora Stagi, Marco Martini, Elisa Sensi e Sara Lombardi. Molto importante per tenere i costi di realizzazione al minimo è stata la firma da parte di tutto il cast tecnico ed artistico del contratto theCoproducers che ha fatto sì che si lavorasse senza percepire un compenso, ma bensì una percentuale sull’incasso del film. Il film è stato distribuito da WHITEROSE PICTURES che ne ha curato anche la promozione. Abbiamo portato il nome del film e della produzione/distribuzione un po’ in giro per l’Italia e per il mondo: Potenza, Foggia, Ancona, Perugia, Prato, Roma, Torino, Bradford, Rosarito.
Il film si è fatto notare ai festival in Italia, Messico ed Inghilterra e piano piano abbiamo acquisito sempre più piazze dove proiettarlo, sino a fare il grande passo di distribuirlo nazionalmente.

Il successo di Hostel e Saw ha palesemente dimostrato che in Italia, anche tra le file degli spettatori medi, esiste un pubblico amante dell’horror. Detto questo, allora la rinascita dell’horror nostrano sembra una prospettiva tutt’altro che utopica. Sei dello stesso parere?
Il pubblico italiano, quando ci sono buoni film al cinema, li premia sempre; che siano americani o italiani, che siano commedia o horror. È logico che la commedia ed il cartone animato hanno un pubblico molto più ampio e variegato di un film horror e quest’ultimo non potrà mai, proprio per questo, raggiungere incassi al box-office delle dimensioni di “Benvenuti al Sud”, “Che bella giornata” o “Avatar”.
La rinascita dell’horror italiano non è lontana, lo dimostrano i sempre più film che vengono realizzati, soprattutto nell’indipendente, ma che si fanno rispettare e riescono a raggiungere anche la sala. Non so se riusciremo a raggiungere di nuovo i fasti di un tempo; oggi l’offerta cinematografica è molto ampia e purtroppo gestita dalle major che impediscono agli esercenti di far entrare le nuove e piccole distribuzioni.
Comunque in genere i film horror non vanno male al cinema, ma si preferisce non variegare l’offerta e propinare sempre gli stessi generi per standardizzare il pubblico; alla fine le leggi televisive sono poi quelle che dettano anche al cinema. Si punta molto sulla vendita via satellite e via cavo.
Quindi, la prospettiva non è troppo utopica, ma noi registi dobbiamo, come in molti stiamo facendo, darci da fare da soli per far ingrossare la nostra voce e portarla al maggior numero di orecchie possibile.

Ruggero Deodato ha espresso un commento favorevole al tuo “In the market”, definendolo “Un bel saggio di sadismo”. Posso chiederti cosa ne pensi di Deodato e qual è, secondo te, il rapporto tra la vecchia e la nuova generazione italiana di registi dell’orrore?
Ho avuto modo d’incontrare varie volte Ruggero Deodato, di pranzare con lui davanti a delle belle “bistecche grondanti sangue”e di confrontarmi sul cinema di oggi e quello di ieri. Ho assistito al suo fianco alla proiezione di IN THE MARKET a Perugia e a fine spettacolo mi disse che il film era “Un bel saggio di sadismo”, cosa che mi ha fatto molto piacere, perché detto da lui, vale il doppio, anzi il triplo! Mi diede anche numerosi consigli, che ho messo in pratica anche su IN THE MARKET; la versione che lui vide era quella estesa e mi disse di fare dei tagli, che poi ho apportato al film. Mi disse anche: “Sì, ma non normali, con l’accetta!”
Oggi, il film, grazie anche alle sue parole è molto più fruibile e lo devo ringraziare infinitamente per essere stato franco e leale su tutto. Non ha nascosto nessuna sua impressione, ed è così che un vero amico fa!
Credo che Ruggero sia un vero precursore. Un vero cineasta che sa realizzare con poco idee geniali, spingendosi veramente oltre. Il suo “Cannibal Holocaust” è ancora oggi attualissimo e d’impatto, come i film odierni non sono. Stimo molto il suo lavoro.
La differenza sostanziale fra la vecchia e nuova scuola di registi italiani è forse nel budget. Oggi si è abituati a girare anche con veramente poco, prima c’era maggiore possibilità e quindi, il budget che serviva, bene o male, si racimolava. Oggi il digitale, altra sostanziale differenza fra le due generazioni, permette un abbassamento sostanziale dei costi e movimenti di macchina o idee di ripresa diverse (non per Deodato s’intende, che fu il primo ad usare la macchina da presa a spalla alla maniera di “Cannibal Holocaust”). Oggi si possono realizzare soluzioni di montaggio sorprendenti, intrecciando al massimo la storia, o rendendo le scene con un ritmo mozzafiato, dovuto da tagli anche di pochissimi frames.
Resta da dire che la nuova scuola può attingere da quella vecchia e non uguale possiamo dire del contrario: quindi i Deodato, gli Argento, i Bava, i Fulci, etc., possono essere i nostri Maestri, mescolati ad una buona dose d’horror d’oltreoceano.

Hai in cantiere un nuovo film?
Abbiamo cominciato a scrivere dei nuovi incipit, ne abbiamo tre molto interessanti, ma ancora non sappiamo quale sarà il primo a diventare film. Due sono horror e uno drammatico. Entrambi gli horror portano l’orrore dove di solito non c’è, mantenendo un certo filone creato con IN THE MARKET. Logicamente non posso svelare i titoli perché come al solito nei miei lavori il titolo è permeato dell’idea, quindi svelarlo vorrebbe dire anticipare la trama del film. Sono tre progetti ai quali tengo molto e quindi quello che sceglieremo per primo sarà per appeal sul pubblico, per modalità di realizzazione e budget. Staremo a vedere!

Simone di Giampietro