mercoledì 18 maggio 2011

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di CHIARA PANI)

Intervista rilasciata dal regista alla critica Chiara Pani (italiansexymodel.com), in occasione dei premi "Miglior Regia" e "Miglior Effetti Speciali" ricevuti al "KARDIOPALMO thriller horror cine festival" di Torino.

Il nostro ciclo di incontri con i registi protagonisti del Kardiopalmo Thriller Horror Fest 2011 si chiude con l’intervista a Lorenzo Lombardi, vincitore fuori concorso del premio per i migliori effetti speciali (ad opera del grande Sergio Stivaletti) e per la regia, col suo imminente “In The Market”, presentato al nostro festival in anteprima.

Classe 1986, dunque giovanissimo, ha già al suo attivo un buon numero di cortometraggi e ha fondato, con un gruppo di collaboratori, la casa di produzione Whiterose Pictures. L’interessante “In The Market”, che vede spiccare come mattatore Ottaviano Blitch, è una storia di cannibalismo ambientata in una location atipica, un piccolo supermarket.

Il film verrà presto distribuito nelle sale italiane, una bella vittoria per l’horror nostrano che ultimamente latita dai grandi circuiti. Una giovane promessa da tenere d’occhio dunque, ecco l’intervista che ci ha concesso per voi.

“In The Market”, la tua più recente opera cinematografica, presentata in anteprima al nostro festival e ora in procinto di uscire nelle sale italiane:com’è nata l’idea alla base del film?

IN THE MARKET è un film molto particolare che nasce da due fondamentali incipit: il primo è il ritrovamento di un “Missing Person Report” (rapporto di scomparsa) della polizia del Texas, datato 2005, e che narra del ritrovamento di una jeep davanti ad un market. La stessa jeep era stata usata da tre amici per intraprendere il viaggio delle vacanze dal quale non fecero più ritorno.
Il secondo incipit è di tipo produttivo. IN THE MARKET è un film con una forte unità di tempo, luogo e azione. Un film che si può dividere in due grandi macrosequenze: il viaggio in jeep e la notte nel supermercato. Avevamo poche locations, ma al tempo stesso molto varie, che ci hanno permesso di girare su vari set tutti vicini l’uno all’altro.
Su tutto questo, vige uno dei miei “must”, ossia quello di portare l’horror dove di solito non vi è, in posti apparentemente tranquilli e dove non oseresti mai trovare mostri, demoni, zombi, vampiri o semplici serial killer!

Quali sono stati i tuoi principali modelli di ispirazione per costruire il personaggio di Adam “The Butcher”, il villain del film? In che modo l’hai modellato?
Adam “The Butcher”, nel film interpretato da Ottaviano Blitch, è un macellaio con il vezzo di non macellare solo carne animale. Complice di tutto ciò, l’aver dovuto abbandonare gli studi di antropologia per prendere il posto del padre nel market di famiglia. Un macellaio con un discreto pallino per internet; un’ineffabile oratore con una spiccata intelligenza. Per creare il suo personaggio mi sono sicuramente ispirato a due grandi serial-killer del cinema: Hannibal Lecter e Jigsaw.
Entrambi calcolatori sapienti, giocano al gatto col topo con le proprie vittime. Sadici nella perversione, ma per il raggiungimento di un loro scopo, che potrebbe sembrare anche giusto!
In sostanza volevo dare l’importanza del serial killer degli horror americani, che uccide secondo una sua perversa logica e non lo fa solo per un semplice appagamento fisico.

L’horror italiano, a parte rare eccezioni come il recente “Shadow” di Federico Zampaglione, è stato assente per troppo tempo dai grandi schermi e dai circuiti distributivi italiani. Il tuo film rappresenta dunque una vittoria, per gli amanti del genere. Come vedi il futuro dell’horror di casa nostra?

Beh, a piccoli passi, ci stiamo, noi registi di genere, dando da fare per riportare in auge un genere che come hai ben detto, è stato troppo tempo fuori dagli schermi. L’horror italiano è stato per molti anni studiato, copiato, osannato in tutto il Mondo e purtroppo oggi snobbato dalle major.

Il periodo cinematografico per il genere non è dei migliori, al cinema fanno grossi incassi le commedie, ma questo non è un dato di fatto rilevante, perché non c’è gara. La commedia da sempre batte l’horror, al botteghino, perché è semplicemente un genere più accessibile ad un pubblico più ampio. La cosa che succede in Italia è che non s’investe in pellicole di genere e questo è un male, proprio perché poi di spettatori che vanno a vedere l’horror americano, francese o spagnolo, ce ne sono eccome, sempre restando nel range d’incasso del film horror, logicamente. Sicuramente mancano anche idee nuove e fresche, ma se si cerca bene, si trovano gioiellini nascosti fra il cinema indipendente. Questi horror low budget si difendono bene in quanto a tecnica e appeal, figuriamoci se gli stessi registi potessero aver avuto a disposizione budget più cospicui.
Io credo che il genere stia piano piano rinascendo, è logico che ci vorrà del tempo, ma anche io m’impegnerò in primis per far sì che avvenga!

L’argomento da te scelto, il cannibalismo, era anch’esso assente da tempo immemore nel nostro horror; spiegaci i motivi di questa precisa, nonché coraggiosa, scelta tematica.

Il cannibalismo era fuori da tempo, come argomento, è vero. In IN THE MARKET, credo sia nato un pò più come scherzo, inizialmente. “Pensa se dopo averli macellati, vendesse anche la loro carne; implicherebbe che alla gente piace e che siamo tutti cannibali!” Questo risvolto scherzoso, ci è subito piaciuto ed è diventata la chiave del film. Un tema crudo, d’impatto e che ha anche risvolti sociali e antropologici. Ha dato sicuramente spessore al film e ha reso il tutto ancora più macabro.

Com’è nata la tua collaborazione col grande Sergio Stivaletti, autore dei make up fx di “In The Market”?

Con Sergio è stato subito feeling. Lui aveva sicuramente voglia di fare qualche effetto gore, qualcosa che magari negli ultimi anni si era visto poco. Fu subito entusiasta del progetto e noi più di lui ad averlo nel cast tecnico. Sergio è una persona straordinaria, un vero professionista che mette la passione vera in quello che fa. Quando lo contattai nel 2008 per chiedergli se avesse voluto realizzare gli effetti speciali di IN THE MARKET, c’incontrammo a Roma nel suo laboratorio per parlarne di fronte a dei bozzetti preparatori. Mi ritrovai subito immerso fra calchi de LA TERZA MADRE, statue di demoni, pezzi di gambe e braccia e un coccodrillo gigantesco. Parlammo a lungo di come potevamo al meglio realizzare gli effetti, naturalmente io mi trovavo alle prime armi con un film splatter e quindi fui rapito dalla creazione di certi effetti ed escamotage. Con Sergio Stivaletti sul set sono stati i giorni più belli, dove abbiamo girato il clou del film. Giravamo di notte nel market completamente deserto in una sorta di aura di stasi, come se il tempo si fosse fermato. E’ stato un sogno che si realizzava avere al mio fianco un “mostro sacro” come Sergio.

Quali sono i tuoi principali ispiratori a livello cinematografico?
In primis, di sicuro, Quentin Tarantino, che fra l’altro ho avuto modo d’incontrare a Venezia nel 2010 e di consegnargli una copia di IN THE MARKET, quindi non vi stupite nel suo prossimo film troverete qualche citazione a IN THE MARKET. Dopo questa orrida affermazione, rispondo con serietà alla tua domanda.
Adoro lo stile di Tarantino, forgiato su altrettanti stili e commistioni di generi. Mi ispiro molto a lui, perché mi piace infinitamente come lavora. A me affascina l’idea di regista/autore e lui la racchiude in pieno, curando maniacalmente tutte le fasi del film: dalla sceneggiatura alla produzione, dalla post-produzione al marketing. Secondo me il vero regista deve coltivare il proprio film in tutte le sue fasi e nutrirlo al meglio per creare sempre il massimo. Per quanto riguarda lo stile di ripresa, i miei ammaliatori, sono di sicuro: Darren Aronofsky, Joe Wright, Stanley Kubrick, Alfred Hitchcock. Ogni volta che vedo un loro film, sono incollato allo schermo e al ritmo del film stesso, dato da magiche inquadrature perfettamente calibrate fra loro. Se rimaniamo sull’horror, i migliori maestri/registi secondo me sono: John Carpenter, Wes Craven, Dario Argento, Tobe Hooper.

Nonostante tu sia giovanissimo, hai all’attivo numerosi progetti, tra cui spicca la tua casa di produzione indipendente: la Whiterose Pictures. Come si è sviluppato il progetto della Whiterose?
La WHITEROSE PICTURES prende il nome da uno dei miei primi cortometraggi che riscuoterono un pò più di clamore e successo: LA ROSA BIANCA del 2004. Ho voluto omaggiare e ricordare per sempre, nel mio “marchio di fabbrica”, gli inizi, l’entusiasmo e la passione. La “rosa bianca” per me è stata anche un emblema che mi ha sempre accompagnato nella vita, oltre ad essere una figura carica di significato. Dal 2000 ad oggi, col mio staff, che si è consolidato negli anni: prima eravamo semplici amici che si divertivano con una telecamera in mano, mentre oggi, nel 2011, siamo un gruppo di amici/collaboratori professionisti che si sono specializzati nel corso degli anni, ognuno nel proprio reparti. Nel 2006 costituiamo WHITEROSE PICTURES perché sentivamo il bisogno e desiderio di marchiare i nostri prodotti sotto un nome comune, al tempo stesso avevamo la necessità di creare un’identità al nostro lavoro e percorso creativo. Oggi la WHITEROSE PICTURES cura i nostri prodotti e non solo, dalla pre-produzione al marketing, passando dalla produzione e post-produzione. Abbiamo sale di montaggio, sala riunioni e teatro di posa, attrezzatura propria e una valida crew.

Si nota il tuo grande interesse per le nuove tecnologie e le forme espressive innovative. Spicca, tra tutte, il progetto sperimentale Cinemalivex: di cosa si tratta?
Questa è una passione che ho ereditato da mio padre: la tecnologia! Mi piace sperimentare e creare qualcosa che prima non c’era. Dare vita a nuove forme d’intrattenimento ed emozioni. Il CINEMALIVEX è questo: un connubio nuovo e particolare che porta al cinema uno spettacolo unico ed innovativo con effetti speciali dal vivo e colpi di scena. Il pubblico in sala è protagonista e partecipe al tempo stesso di uno spettacolo che cresce visivamente ed emozionalmente. Il CINEMALIVEX è un termine che ho coniato per racchiudere questa nuova esperienza sensoriale: unire l’emozione del live alla spettacolarità del cinema, con un pò di sana incognita “X”. Un’esperienza straordinaria per il pubblico che ha assistito alla prima opera realizzata con questo format: HAMLET.

Parlaci dei tuoi prossimi progetti, a livello registico, e di quelli della Whiterose, a livello produttivo.
Per quanto riguarda me e la regia, stiamo lavorando alla stesura di una nuova sceneggiatura horror. Un film, del quale ancora non posso rivelare il titolo, che porterà la paura in un luogo dove di solito non vi è. Questa è una prerogativa che a me piace molto, un pò come in IN THE MARKET, dove l’horror accade in un supermercato; in questo nuovo film, la tensione arriverà in una location ancora inusuale. A livello produttivo e distributivo, abbiamo realizzato un film, per la regia di N. Santi Amantini, dal titolo ECCE QOELET. Il film è stato girato l’anno scorso in estate e in questo momento è già montato e in post-produzione audio. Sarà pronto per giugno e la prima è prevista entro il 2011. E’ un film molto particolare con effetti speciali digitali e una storia drammatica a tinte forti, che narra la vicenda di un ragazzo che si rinchiude in una casa in campagna, dopo la scomparsa della madre, e lotta fra il bene e il male ed il suo doppio.

Chiara Pani

lunedì 4 aprile 2011

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di DANIELE FRANCARDI su "TERRORE ITALIANO")


Cosa ti ha spinto a realizzare un film come "In the Market", e quindi a confrontarti con un genere che qui in Italia spesso incontra difficoltà di mercato?
“In the Market” è nato da varie suggestioni e da un’idea produttiva molto interessante. Mi piace molto stimolare lo spettatore e spiazzarlo, anche con cambi di registro. “In the Market”è un film road-movie che per “una serie di sfortunati eventi” si trasforma ben presto per i tre protagonisti in un horror/splatter senza fine. Giocare con location in forte antitesi con il genere per esempio è una cosa che mi diverte molto. Il Market è una location che mi ha sempre affascinato, sono uno che guarda molto, un curioso incallito, e quando mi trovo in un centro commerciale, per me è come essere nel “Paese dei balocchi”. Quindi diciamo che l’idea produttiva di girare un horror in un supermercato, invece che in una casa nel bosco vicino al cimitero, mi stuzzicava molto di più. Come molti horror mi piaceva dare il nome al film riprendendolo dal luogo dove si svolge il massacro, e così è nato il titolo “In the Market”. Produttivamente, essendo un film a basso costo, la location era molto importante, perché un Market offre moltissimi spunti. La prima distinzione la si può fare fra giorno e notte: di giorno il Market è un posto accogliente, illuminato e pieno di gente; di notte, al buoi, può essere il posto peggiore dove non vorresti essere! Ci siamo così divertiti a fantasticare con i luoghi che potevamo sfruttare: dai vari reparti alla toilette, dalla macelleria alle celle frigorifere, dai condotti dell’aria condizionata al parcheggio sotterraneo.
In Italia, l’horror ha molti fan, ma le distribuzioni non vogliono rischiare e quindi spesso scelgono l’horror straniero, basandosi sugli incassi nel Paese d’origine. Non credo che oggi per l’horror sia più importante il cast o il nome del regista, a meno che non ti chiami Wes Craven, George A. Romero o John Carpenter, che tutto sommato i loro grattacapi distributivi, a volte ce li hanno anche loro. Io sono uno che inizialmente credeva nelle produzioni e distribuzioni, oggi sono estremamente convito che chi fa da sé, fa molto più di tre! A parte il luogo comune, nel mio caso mi sono dato da fare in primis e ho creato la mia casa di produzione/distribuzione WHITEROSE PICTURES. Sono ferreo sostenitore del fatto che bisogna essere imprenditori di sé stessi e del fatto che un mio prodotto possa essere promosso con molta più cognizione da me stesso che da altri. Non dico che potrà essere così per sempre, ma sicuramente, con il mio staff, ho gettato le basi per un futuro.

2. "In the Market" è un torture-porn a tutti gli effetti. Immagino che ti sei maggiormente ispirato a film moderni come "Hostel" o "Saw".
“In the Market” è un torture-porn, e ho voluto che fosse così, proprio perché, i film che dal 2000 ad oggi, mi hanno incuriosito di più sono proprio "Hostel" e "Saw". Due film diversi che in comune hanno proprio lo splatter e la voglia voyeuristica nel mostrare la tortura. In comune questi due film hanno anche il fatto di aver avuto un grande consenso da parte del pubblico. Mi piaceva realizzare un film in stile americano con i migliori effetti speciali italiani. Un film con torture alla “Hostel” ma con un villain di turno più tendente a Jigsaw o a Hannibal Lecter. “In the Market” è un film contaminato anche dal genere “pulp” e dallo stile di Quentin Tarantino che ho voluto omaggiare più volte nel film, specie nella prima parte.
Gli altri cult a cui mi sono ispirato sono: “Thelma & Louise” di Ridley Scott, “The Fog” di John Carpenter, “Non Aprite Quella Porta” di Tobe Hooper.

3. Nella prima parte del tuo film trasmetti una grande passione per Quentin Tarantino. Lo consideri un regista simbolo del cinema del nuovo millennio?
Stimo molto Quentin Tarantino, sono un suo fan sfegatato. Nei nostri studi abbiamo i manifesti di tutti i suoi film, la katana di “Kill Bill”, il portafogli di “Pulp Fiction”, action-figures e tanto altro; addirittura la nostra sala riunioni è stata intitolata a lui. E’ sicuramente uno degli autori più importanti del panorama internazionale. Ha uno stile inconfondibile e soprattutto apprezzo molto come cura i propri progetti, dalla sceneggiatura, alle musiche, alla fotografia, al cast. Realizza movimenti di macchina magistrali e scene sorprendenti. Indubbiamente è un’icona del cinema e ultimamente, grazie al colpo gobbo di “Bastardi senza Gloria”, sta acquisendo sempre più fan, che poi ripercorrono tutta la sua carriera.
Ho avuto la fortuna di incontralo di persona, quest’anno al Lido durante la Mostra d’Arte Cinematografica. Ho scambiato quattro chiacchiere con lui, con il cuore che mi andava a mille e sono riuscito a consegnare nelle sue mani una copia di “In the Market”. È stato un sogno realizzato.

4. Ci sono stati dei particolari fatti di cronaca nera che ti hanno ispirato per costruire la storia di "In the Market"?
Sì, “In the Market” si ispira a fatti realmente accaduti in Texas nel 2005. Durante la stesura della sceneggiatura del film, un giorno, navigando su internet, mi sono imbattuto in un documento della polizia del Texas, un cosiddetto “Missing Person Report”, che parlava di tre ragazzi che avevo intrapreso un viaggio senza più farne ritorno. Ancora oggi non si conosce la fine di questi tre amici, un ragazzo e due ragazze, ma si hanno solamente alcune testimonianze di persone che li hanno visti entrare nel market “Adam’s Market Inc.” di Belen in New Mexico. Da lì in poi non hanno più loro tracce e giorni dopo, la loro jeep wrangler è stata ritrovata nel deposito cittadino.

5. Tra il cast del tuo film troviamo Ottaviano Blitch, che dal mio punto di vista ha reso benissimo l'interpretazione del suo personaggio, uno spietato macellaio cannibale. Come è stato lavorare con lui?
Ottaviano è un “personaggio” anche nella vita. Una persona stimolante e con tanta voglia di fare e di mettersi in gioco. È stato fantastico averlo nel cast e soprattutto la sua interpretazione ha reso il personaggio di Adam, il macellaio cannibale, elettrizzante. Ha lavorato molto sul personaggio, rendendolo unico e ricco di movenze particolari e tic. Lavorare con lui è stata per me un bellissima esperienza che mi ha arricchito moltissimo e come dico sempre, non credo che in Italia ci potesse essere un attore che poteva interpretare meglio di lui quel ruolo.

6. Nel tuo film il supermercato, luogo di consumismo, assume un ruolo molto fondamentale. C'è un messaggio particolare che hai voluto trasmettere?
Ti ringrazio per questa domanda. George A. Romero in questo ha fatto scuola! Il mio Market voleva essere il luogo del consumismo per eccellenza che ammalia i tre ragazzi come la casetta di marzapane in Hansel e Gretel, per poi trasformarsi nel posto peggiore della loro vita. La didascalia potrebbe essere: “Il consumismo uccide!”. Ma in genere qualsiasi cosa usata in maniera smodata può portare a conseguenza inaspettate. In maniera velata, il film vuole far riflettere anche sulla società e sull’uomo, che posto agli stremi, può anche uccidere per la propria sopravvivenza o per altre bieche intenzioni. Infondo, nella vita, come in un film horror, c’è sempre chi nasce preda e chi predatore.

7. Quale è stato il budget di "In the Market"?
Il budget del film si aggira intorno ai 20.000 €, un film fatto con molto entusiasmo e in theCoproducers. Molto del budget è stato impiegato per i mezzi e la strumentazione del film per dare quanta più qualità audio e video possibile. E credo che questo sia un pregio per il film, averlo realizzato con un costo molto basso ma con i requisiti tecnici giusti.

8. Ti piacerebbe in futuro realizzare un altro horror, o preferiresti confrontarti con altri generi cinematografici?
L’horror è un genere che mi piace molto e mi diverte realizzare; non nascondo che mi piacerebbe sperimentare anche altri filoni. Come dico sempre: “A me non interessa il genere, ma bensì il progetto” e quindi mi potrei trovare a fare anche un drammatico. In questo momento stiamo valutando alcuni nuovi pitch da scegliere per poter realizzare una nuova sceneggiatura e devo dire che sono vari come genere, anche se i più forti come impatto sono sicuramente di taglio horror!

Daniele Francardi

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di MATTEO PIZZO FANTOZZI su "DIRETTANEWS.it")


Il giovane regista Lorenzo Lombardi ha esordito, anche perchè la sua opera prima non ha visto luce nelle sale, dietro la macchina da presa con lo sconvolgente ‘In the Market’. Il giovane ha dimostrato un nuovo modo di fare cinema, più libero e meno legato alle solite convenzioni. Una ventata d’aria fresca su un mondo che sta li li per addormentarsi.
Lorenzo Lombardi ci ha concesso una lunga intervista, in cui ci ha rivelato tutti i segreti del suo mondo.

Cosa vuol dire fare cinema in Italia per un giovane come te?
Diciamo che fare cinema in Italia non è la cosa più facile che si possa fare e nemmeno quella più ovvia che possa venire in mente, tantomeno se si è giovani. Io ho ventiquattro anni e ho intrapreso questa scelta di vita subito dopo gli studi superiori. Prima ho realizzato corti con gli amici, ma poi subito dopo, è scattata una molla concreta. Ho avuto molte porte chiuse, magari fossero state chiuse in faccia… Solo chiuse. Sto parlando a livello produttivo e distributivo, naturalmente. In Italia, purtroppo non si valuta il progetto, ma soprattutto il nome; non dico che questo sia giusto o sbagliato, dico solo che un giovane che vuole fare cinema non ha il modo di poterlo dimostrare, se non amatorialmente. Per quanto mi riguarda ho fatto una scelta qualche anno fa e dalla mia parte ho avuto uno staff amico che mi ha affiancato. Ho aperto WHITEROSE PICTURES la mia casa di produzione e distribuzione, che non cura solo i miei prodotti, e lo fa dalla pre-produzione alla produzione stessa fino ad arrivare alla post-produzione e promozione del prodotto finito. In questa maniera sono riuscito a creare un staff specializzato e una concretezza lavorativa che piano piano si sta espandendo.

La tua esperienza con “In The Market” cosa ti ha lasciato?
“In the Market” per me è stato il primo vero risultato raggiunto con le mie mani. È il mio secondo film, ma il primo che è riuscito a raggiungere la sala cinematografica. Di sicuro ha fatto parlare un po’ in giro e ha fatto conoscere il mio lavoro e quello del mio staff. Se oggi ripenso ad “In the Market”, ho un bellissimo ricordo, anche se nella fase delle riprese ho dovuto superare non poche difficoltà. Quando si fa un film è come essere in una macchina in corsa senza freni e bisogna guidarla al meglio finché la benzina non è finita! Mi ricordo il caldo impressionante delle riprese road, dove stavamo dalla mattina al tramonto per strada senza un filo d’ombra in pieno luglio, mi ricordo le notti insonni per girare gli interni del macello e del Market, ma mi ricordo anche la gioia mista al rammarico del fine riprese.
“In the Market” mi ha insegnato molto, come diceva Kubrick: “Fare un film è la miglior scuola per imparare a fare un film!”. Sicuramente è stata un’ottima scuola, che mi ha reso veloce nelle decisioni e nella risoluzione degli imprevisti, e quando giri un film, purtroppo capitano!

Il nostro paese è in crisi, quali sono i riflessi che si vedono sul mondo del cinema?
Nella produzione di film, di certo abbiamo un grosso calo dagli anni d’oro del cinema italiano, d’altro canto negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una piccola rinascita del cinema nostrano, con incassi al botteghino molto alti e con una nuova voglia di fare cinema. Non mi sbilancio sulla qualità dei film che ci propinano le major, ma a breve avremo anche risultati interessanti con i nuovi film di Nanni Moretti, “Habemus Papam” o “This Must Be the Place” di Paolo Sorrentino e per restare nell’horror con il “Dracula” di Dario Argento.
In un periodo di crisi, forse il cinema è uno dei pochi divertimenti che restano vivi, anche perché il biglietto cinematografico ha un costo inferiore di tanti altri passatempi, speriamo solo che non si pensi di far del bene a questo aumentando il costo del biglietto di più del 10% (1€ in più sul biglietto vuol dire questo!).

Una domanda che sembra banale ma non lo è… Come ti sei innamorato del cinema?
E’ una domanda molto bella, invece, ti ringrazio. Quando frequentavo le scuole medie, guardavo una serie-tv, che appassionava anche molti miei amici e di cui sicuramente ti ricorderai anche tu: “Dawson’s Creek”. Tutti i personaggi di questa serie erano fantastici, ma quello in cui mi rispecchiavo di più era Dawson; lui aveva un sogno: quello di diventare regista. In quegli anni ci divertivamo molto anche a realizzare qualche corto, che poi guardavamo in famiglia, ma da lì in poi mi sono avvicinato sempre di più al mondo del cinema, ho fatto molti corsi, ho studiato al D.a.m.s. di Roma, guardato numerosi film e soprattutto ho sempre avuto una smodata voglia di guardarmi attorno e di raccontare agli altri ciò che vedevo e m’incuriosiva, fermandolo con l’obbiettivo di una telecamera. Ripensando un po’ anche alla mia infanzia, non nego di aver acquisito la passione della ripresa da mio padre che ad ogni ricorrenza o vacanza riprendeva sempre tutto. Il suo hobby è poi diventato il mio e da hobby è passato ad un lavoro che faccio con tutto me stesso ed è forse la mia più importante forma di espressione, nonché ragione di vita.

Matteo Pizzo Fantozzi

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di BARBARA MACCARI su "VIEW POINT")


VIEW POINT - Marzo 2011
Intervista esclusiva al regista umbro Lorenzo Lombardi

"IN THE MARKET" su NOCTURNO: SPECIALE DOSSIER CINEMA INDIPENDENTE






lunedì 24 gennaio 2011

"IN THE MARKET" IN THE WORLD!



IN THE MARKET, l’horror diretto dal giovane Lorenzo Lombardi, è ormai reperibile in tutto il mondo. Finalmente disponibile su iTUNES, la colonna sonora del film, contenente le 22 tracce composte dal promettente Emanuele Frusi.
Un sound vario, potente e coinvolgente, per rivivere le atmosfere terrificanti del market!

giovedì 25 novembre 2010

"IN THE MARKET": LOST IN A SUPERMARKET?


L’horror in stile romero di Lombardi | Lost in a Supermarket?

In the market è il secondo lungometraggio di Lorenzo Lombardi, giovanissimo regista, sceneggiatore e produttore indipendente italiano, nato ad Arezzo nel 1986, che ha già realizzato il lungometraggio Life’s but – La vita non è altro che…nel 2006, partecipato con Nome 7397 alla 62ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e ad altri importanti festival, e fondato una casa di produzione cinematografica, la Whiterose.

Questa sua seconda opera, programmata a fine ottobre al Nuovo Cinema Aquila di Roma e presentata in Festival Internazionali, appartiene a due generi cinematografici: il road movie e l’horror. Nella prima parte del racconto filmico è un road-movie che ha protagonisti tre ragazzi, David, Sarah e Nicol, che viaggiano a bordo di una jeep di piccola cilindrata apparentemente senza una meta precisa, ma in realtà diretti al concerto degli GTO. Nella seconda parte, invece, con l’arrivo al supermarket, dove i ragazzi decidono di dormire, si trasforma in un film horror con protagonista il macellaio cannibale – interpretato da Ottaviano Blitch -, apparso nei primi fotogrammi iniziali, che palesano solo i piedi – come la tarantina Mia di Pulp Fiction – la bocca, che ironicamente e saggiamente mangia frutta, e le mani, già sporche di sangue.
Tra le due però quella horror è decisamente meglio costruita e rappresentata: l’interpretazione degli attori è più convincente e la storia più originale e più empatica (pulsioni che sicuramente suscitano la mano di David nella macchina del tritacarne oppure la forchetta e il coltello sulla gamba di Nicole). Si arriva comunque alla costruzione del genere horror attraverso il climax emotivo dei tre ragazzi, dapprima allegri poi isolati e terrorizzati, e attraverso la presenza di segni premonitori (la lettura delle carte da parte della veggente, le linee telefoniche stranamente isolate, la seduta spiritica con il lumicino funereo), ma già dai primi fotogrammi, quando appare solo bocca del macellaio, ironicamente al bancone della frutta con le mani sporche di sangue, lo spettatore percepisce che la storia filmata avrà un finale horror.
In the market ha un’eccellente fotografia, che rimanda a molti videoclip musicali, in particolare a quelli proprio ambientati e girati nei supermarket, come Fake Plastic Trees dei Radiohead. Molte però sono anche le citazioni cinematografiche presenti: da Tarantino (primi piani di piedi, letture di versi biblici, scene pulp), ai Coen (l’horror della provincia americana presente nel film Fargo con l’emblematica scena del piede nel tritacarne), a Dario Argento (soprattutto a Zombi – Dawn of the dead di Romero, ambientato proprio in un supermarket e di cui lo stesso Argento curò la sceneggiatura) e all’ultimo Pasolini di Salò o le 120 giornate di Sodoma.

E’ un horror più filosofico che splatter in stile Romero: una denuncia – purtroppo mai datata - ironica e graffiante sulla società omologata (per questo la scelta dell supermercato proprio come in Zombi di Romero che attaccava la società dei consumi) che fagocita, come recita anche lo stesso sottotitolo del film Mangia o sarai mangiato, il corpo umano ricorrendo quindi proprio all’ultima frontiera dell’horror: il disfacimento del corpo.

Alessandra Alfonsi

mercoledì 24 novembre 2010

"IN THE MARKET": GRADITE COSTATA O FILETTO?

Lombardi, alla seconda regia, regala un horror dal sapore moderno con elementi ‘on the road’, oltre ad un abile Ottaviano Blitch nella parte del "macellaio".

Il secondo lungometraggio, dopo “Life’s but”, di Lorenzo Lombardi esce nelle sale dopo aver già vinto 5 premi al Tenebria FF 2009, fra cui la statuetta di “Miglior Film”, ed essere stato proiettato in anteprima mondiale il 28 Novembre 2009 a Perugia. Il regista di San Giustino, classe 1986, a discapito della giovane età vanta già diverse esperienze formative di alto profilo, tra cui la collaborazione con Chris Weitz di cui è stato assistente alla regia sul set italiano di "The Twilight saga: New Moon”, e questa buona preparazione la si può riscontrare già da subito. Già accostato precedentemente a Quentin Tarantino, Lombardi ha soprattutto il merito di allargare e reinventare le convenzioni del genere horror. Infatti “In the market” per una buona metà ricorda più un film on the road, come poteva esserlo per esempio “Dal tramonto all'alba”. Diversi elementi vengono introdotti in questa prima fase che non sono tipicamente associabili al genere; citiamo su tutte le ambientazioni sull’autostrada in una giornata soleggiata, oltre ad una rapina più thriller/poliziesco, alla stazione di benzina. Questo trascorso, in cui elementi come lo splatter e la paura tipici dell’horror sono posticipati, da allo spettatore la possibilità di conoscere meglio i personaggi di David, Nicole e Sarah, e quindi di provare maggiore paura e trasporto nel momento in cui questi si troveranno in serio pericolo. Infine, come nei migliori film di Tarantino, l’ambientazione cambia tutto d’un tratto regalandoci quella sana (per chi ama il genere) dose di horror e splatter. Questo avviene ancora una volta al di fuori delle convenzioni di genere, poiché un luogo della vita di tutti i giorni, un supermercato, viene trasformato nel palcoscenico della paura (riscontrabili gli ottimi effetti speciali, curati dal sempreverde Sergio Stivaletti). In conclusione, se probabilmente il finale ‘sognato’ da Sarah sarebbe stato più - è il caso di dirlo - ‘digeribile’, è sicuramente opportuna anche una menzione speciale ad Ottaviano Blitch nel ruolo di Adam “the butcher”, il pazzo serial killer di turno. Tramite una mimica abile e ricercata, infatti, Blitch riesce a costruire un personaggio inquietante ormai già al di là di poter provare emozioni o avere memoria di se, spaventosamente presente nella fredda lucidità e cinica follia omicida.

Marco Lucchino

martedì 23 novembre 2010

INTERVISTA A LORENZO LOMBARDI (di LUCA RUOCCO su INDIE.HORROR.it)

"IN THE MARKET" ARRIVA A ROMA!

Noi di Indie.Horror.it di In the Market vi avevamo già parlato qualche tempo fa [qui]. Nel frattempo il film di Lorenzo Lombardi ha girovagato per l’Italia conquistando il pubblico di festival e sale cinematografiche. Dopo il successo ottenuto nelle più prestigiose Multisala del centro Italia e i vari riconoscimenti a festival e concorsi nazionali/internazionali, tra i quali la Palma D’Oro all’ultimo Mexico International Film Festival e i 5 premi all’ultimo Tenebria Film Festival, In the Market, l’horror splatter prodotto e distribuito da WHITEROSE PICTURES, approda finalmente nella capitale.

Infatti, dal 22 Ottobre sarà in programmazione al Nuovo Cinema Aquila di Roma: giorni proprio perfetti per questo film, che potrà essere visto in totale clima di paura e terrore, dato che cade a pennello una settimana prima della festa del brivido per eccellenza: Halloween. Nella serata di Venerdì 22 si avrà inoltre la possibilità di incontrare il cast artistico e tecnico di In the Market, che sarà in sala per presentare il film ed incontrare il pubblico. Saranno presenti: il regista Lorenzo Lombardi, i giovani protagonisti, Marco Martini, Elisa Sensi, Rossella Caiani ed Eleonora Stagi, l’attore Ottaviano Blitch, già visto in Italians di Giovanni Veronesi e nell’ultimo horror di Federico Zampaglione, Shadow, che qui interpreta il ruolo del cattivo di turno, uno spietato macellaio cannibale.

Incontriamo il regista Lorenzo Lombardi per fare due chiacchiere su In the Market e sui suoi progetti futuri.

[Luca Ruocco]: Parlaci del tuo trascorso da regista prima di “In the Market”.

[Lorenzo Lombardi]: Prima di In the Market, mi sono dilettato nella realizzazione di molti cortometraggi, di vario genere, videoclip musicali e soprattutto un altro film Life’s But, un film adolescenziale, corale a tinte nere, il tutto mescolato fra sogno e realtà e le trame intricate del Macbeth di William Shakespeare. Un film molto particolare, a cui tengo parecchio e che mi ha fatto scoprire una passione per la realizzazione di certe scene “noir”. Nel film del 2006, appunto, le scene più belle erano proprio quelle che spingevano un po’ più sull’horror. È stato anche questo che ci ha spinto a realizzare In the Market, un film horror! Una sfida produttiva interessante e al tempo stesso con un appeal forte per il pubblico.

[LR]: Oltre ad una marcata fratellanza col cinema di genere d’oltreoceano, in “In the Market” è visibile un presentissimo citazionismo verbale. Come mai hai deciso di legare il tuo film ad una filmografia così precisa e circoscritta, di riferimento ad un preciso momento del cinema horror e pulp americano?

[LL]: Sì, è vero, In the Market è molto legato alla scia hollywoodiana dell’horror, dai Carpenter agli Hooper, fino ad arrivare ai moderni Hostel e Saw. Il film è molto legato ad un citazionismo verbale alla Tarantino e a certi cliché del genere horror. Il movimento “pulp” mi ha sempre affascinato e mi stuzzicava far parlare i miei personaggi con un certo stile “cinematografico” particolare. Logicamente i dialoghi di In the Market non sono come quelli di Pulp Fiction, Kill Bill o Bastardi senza gloria, ma se solo si avvicinassero leggermente, ne sarei contento. Sono un appassionato dei film di Quentin Tarantino, dei fratelli Coen e con In the Market ho voluto anche omaggiare i miei “Padri” stilistici e quindi mettere tutto quello che nel corso degli anni mi ha affascinato.

[LR]: Un road movie marchiato di rosso sangue tratto da una storia vera. Come nasce “In the Market”? E quanto dei fatti di cronaca trovati su internet rimane nel tuo film?

[LL]: Un buon film horror incute terrore, sempre più spesso, proprio perché si basa su fatti realmente accaduti. Mentre iniziavamo a scrivere In the Market, trovai su internet un rapporto di scomparsa della polizia del Texas, che raccontava le fasi della vicenda di questi 3 ragazzi (David, Sarah, Nicole), che sono stati, prima derubati ad una stazione di servizio e poi mai più ritrovati dopo il loro ingresso nel supermarket. Noi logicamente abbiamo un po’ fantasticato sulla loro sorte; c’è da dire, però che il macellaio/proprietario del market è il primo indagato e che i testimoni oculari, affermano di averli visti entrare poco prima della chiusura. La jeep sulla quale viaggiavano i tre è rimasta per giorni parcheggiata di fronte al market, fino a che il proprietario non l’ha fatta portare via al deposito cittadino. Una storia con qualche chiaroscuro che ci ha colpito sin dall’inizio e che ci ha fatto accostare una location tranquilla, come quella di un supermercato a vicende truculente e splatter.

[LR]: Il sodalizio con Sergio Stivaletti: come nasce? Che apporto pensi abbia dato al film il lavoro di un maestro degli effetti speciali riconosciuto a livello internazionale?

[LL]: Sergio Stivaletti è stato fondamentale per la buona riuscita del film e anche per incentivarci sempre di più alla realizzazione di In the Market. Se inizialmente eravamo indecisi nell’iniziare le riprese o meno, non appena Sergio ha confermato la sua presenza, non abbiamo esitato un attimo di più. I suoi effetti speciali sono degni di un film di Dario Argento e avere lui come spalla, per me è stato un sogno che si realizzava. Soprattutto, sul set non credevo che potesse essere possibile lavorare al suo fianco. Sergio ha creduto sin da subito nel nostro progetto e gliene sono infinitamente grato.

[LR]: L’Horror Made in Italy ha sempre avuto una marcata grammatica. Un modo di presentarsi molto personale, forte, tanto da arrivare ad ispirare [o addirittura ad influenzare] le opere filmiche di registi oggi più che affermati. Nella patria del gotico di Bava,e del gore del doctor Fulci, perché hai pensato ci fosse bisogno di creare “una nuova forma di linguaggio sulla scia del moderno horror americano”? Che novità credi di aver apportato alla sequela filmica dei “Saw”, degli “Hostel”, dei “Vacancy” [film che citi anche per bocca dei tuoi attori nella sceneggiatura di "In the Market"]?

[LL]: Si sa che inventare, al giorno d’oggi è molto difficile, perché molto è stato fatto, specie se si realizza un film indipendente. Con In the Market abbiamo voluto creare un film particolare, che avesse al suo interno una commistione di generi, dal road-movie al pulp, dallo splatter al torture-porn. Facendo questo, si crea qualcosa di nuovo, o comunque di diverso dal solito. Sicuramente In the Market può piacere, o meno, ma è senza dubbio un film particolare.

[LR]: La paura e la morte tornano in un luogo di consumo e di vita quotidiana. Come mai i supermarket e i centri commerciali si sposano così bene con i film di genere? Cosa ti ha personalmente ispirato questa location?

[LL]: Credo che i centri commerciali in genere o i supermercati siano dei luoghi molto interessanti e che destano in me immensa curiosità. A prescindere, anche dal fatto che mi affascinano molto. Un grande ipermercato è una location ideale, ci sono immensi reparti, nascondigli, magazzini, macelleria, condotti di aereazione, etc. E poi in un supermercato c’è tutto: dal cibo al vestiario, dall’arredo alle cianfrusaglie. Puoi improvvisare scenografie improbabili e così via. Nel mio caso l’idea più interessante era quella di vederlo e viverlo in un momento insolito, ossia durante la notte e quando è chiuso. Credo che fare razzia in un market di notte e divertirsi qua e là, potrebbe essere un desiderio che tutti condividiamo.

[LR]: Di che budget disponevi per il tuo lungometraggio? E che piano di distribuzione hai approntato per “In the Market”?

[LL]: Il budget complessivo di In the Market si aggira intorno ai 20.000€. E’ un film realizzato con poco, ma che ha i requisiti tecnici per essere proiettato al cinema. Dolby 5.1 e Digital 2k. Grazie a queste specifiche, siamo andati a cercare da soli gli esercenti che potevano essere interessati a proiettare il nostro film e quindi abbiamo optato per questa forma di distribuzione indie che però ha portato il film in giro per l’Italia ed in molti concorsi esteri. WHITEROSE PICTURES, la mia casa di produzione, si è quindi trasformata in distribuzione. Lo abbiamo proiettato a Potenza, Foggia, Ancona, Perugia, Prato, Porto Sant’Elpidio e ora anche a Roma e sono fiero di affermare che siamo riusciti a fare tutto questo da soli. Abbiamo apportato una distribuzione insolita che ci ha permesso di pubblicizzare e promozionare bene ogni singola programmazione e di non far svanire nel dimenticatoio questo film dopo una settimana di proiezione. È un anno che portiamo nelle sale questo film con piccole e grandi programmazioni. Per chi non l’ha ancora visto e lo volesse fare: dal 22 al 28 ottobre sarà proiettato a Roma presso il Nuovo Cinema Aquila e dal 29 al 31 ottobre, torneremo ad Ancona al Multiplex Giometti Cinema, dove un anno fa ebbe inizio tutto.

[LR]: Nel cast spicca un meraviglioso Ottaviano Blitch [visto ultimamente nello "Shadow" di Zampaglione]. Avevi già in mente lui quando hai creato il personaggio del macellaio? Come è stato lavorare con lui e col tuo cast?

[LL]: Quando pensavamo al macellaio, in fase di stesura della sceneggiatura, già immaginavamo Ottaviano Blitch, ma ancora non gli avevamo proposto la parte. Quando lo chiamai e gli proposi il personaggio del macellaio Adam, lui lesse la sceneggiatura e si trovò subito “i panni cuciti addosso”. Fu facile per lui accettare un personaggio così sfaccettato e complesso. Ottaviano è stato fenomenale nelle vesti del serial killer. Non credo che nessun altro avrebbe mai potuto eguagliarlo. Lavorare con lui mi ha arricchito molto. Mi sono lasciato trasportare nel mondi che creò per Adam e anche fatto consigliare su certe movenze e tic che hanno sicuramente arricchito e reso unico il personaggio.

[LR]: Segui da vicino il panorama underground dell’horror indipendente italiano? Hai trovato qualche titolo, o regista, che ti ha particolarmente interessato?

[LL]: Non seguo solo il panorama horror italiano, ma mi piace seguire tutto il lavoro nascosto dei registi indie nostrani. Quindi mi capita spesso di essere incuriosito da vari generi e progetti, ma onestamente non ho ancora trovato un progetto filmico che mi abbia colpito particolarmente sotto tutti i punti: pre-produzione, produzione, post-produzione e soprattutto promozione e marketing del proprio film. Questo lo si deve anche, e purtroppo, al fatto che molti film indipendenti rimangono nel cassetto dei propri autori e quindi non ne sapremo mai l’esistenza.

[LR]: Quali sono i tuoi prossimi progetti? Ritornerai a percorrere i binari dei film di genere?

[LL]: Per quanto riguarda i film, siamo in questo momento in post-produzione con il film Ecce Qoelet del regista N. Santi Amantini, che uscirà nel 2011. Il film è stato prodotto dalla mia casa di produzione e lo stiamo montando nei nostri studi in Umbria (www.whiterosepictures.it). Per un nuovo mio film, inizieremo a novembre la stesura di un nuovo soggetto, ma ancora non so dire niente, perché abbiamo varie vie che vorremmo percorrere, ma ne dobbiamo scegliere una. Credo però che rimarremo sul genere, o perlomeno varieremo di non molto.

Un progetto a cui sto lavorando è la direzione artistica del FANTASY HORROR CINE FESTIVAL, giunto alla sua 3° edizione e che si svolgerà dal 27 al 31 ottobre 2010 ad Ancona (programma completo su: www.fantasyhorrorcinefestival.com. L’organizzazione di questo evento mi piace molto e mi permette di avere grande libertà nel palinsesto dei film e degli ospiti. Saranno presenti Ruggero Deodato, Claudio Simonetti, Sergio Stivaletti, Marco Werba e riproporremo al cinema, fra i tanti, anche Shining, Psycho e Ritorno al futuro. Finita questa parentesi festivaliera, mi dedicherò assieme al mio staff WHITEROSE PICTURES, alla promozione e produzione di un nuovo evento: il CINEMALIVEX, uno spettacolo nuovo, mai presentato prima! Per la prima volta in Italia arriverà la nuova frontiera del cinema; qualcosa di sensazionale d inedito. Racconteremo la storia di un ragazzo dei giorni d’oggi che si alza alla mattina e fa una strage a scuola, il tutto fra le trame intricate dell’Amleto di William Shakespeare. Quindi horror e dramma in questo nuovo progetto dal titolo ancora in fase di scelta. Posso anticipare che il tour partirà a gennaio e durerà fino a marzo e lo potremo trovare nelle maggiori città italiane. CINEMALIVEX, segnate questo nome. Quello che ho appena detto può sembrare megalomane, ma lo sarà! Fidatevi!

Luca Ruocco